definizione
Forma estrema di digiuno prolungato che porta alla denutrizione, una condizione in cui il corpo non riceve i nutrienti necessari per mantenere una buona salute e per garantire il normale funzionamento del corpo, giungendo ad uno stato di lo stato di deperimento e di estenuazione: orma di deprivazione nell’apporto di vitamine, nutrienti ed in generale di energia all’organismo umano, che può essere definita come la forma più estrema di malnutrizione; dal latino ĭnĕdĭa (privazione di cibo, digiuno, incapacità di trattenere il cibo), composto di in- (forma di negazione corrispondente al ἀ- privativo greco) associato al tema di edĕre (→ mangiare).
Uno stato di inedia prolungata causa danni permanenti agli organi e può portare alla morte: con il termine inedia ci si riferisce sia ai sintomi sia agli effetti dell’inedia: gli individui affetti da inedia perdono sostanzialmente materia grassa, massa muscolare, am anche si osserva un grave deperimento degli organi interni, perché il corpo utilizza questi tessuti per produrre l’energia necessaria per il metabolismo e la sopravvivenza; la pelle diventa pallida e secca e l’individuo appare emaciato in quanto, a causa della deficienza di vitamine, si manifestano, in vario grado, anemia, beriberi, pellagra e scorbuto: questi disturbi possono poi causare diarrea, eruzioni cutanee, edema e collasso cardiaco. Le persone appaiono spesso irritabili, affaticate e in stato letargico.
Gli effetti sono la diminuzione del metabolismo a riposo, la perdita di massa corporea magra e ipotermia, debolezza; la riduzione della produzione degli ormoni sessuali e diminuzione dell’interesse sessuale, con possibile amenorrea nelle donne fertili; assottigliamento delle ossa; costipazione e squilibrio gastrointestinale; disturbi del sonno, alterazioni comportamentali e modifiche caratteriali.
La modifica nella chimica cerebrale che regola l’appetito e il desiderio di cibo, può portare a comportamenti ossessivi o compulsivi come la preoccupazione per il cibo, la raccolta di ricette, abitudini nutrizionali inusuali, aumento del consumo di fluidi, aumento dell’uso di spezie, perdita del meccanismo naturale per la regolazione dello stimolo della fame e della sazietà, pensieri dicotomici sul cibo (che viene diviso nei gruppi “buono” e “cattivo”), il cibarsi freneticamente.
Da un punto di vista cognitivo, si osserva una diminuzione della concentrazione, apatia associate ad ansietà, tendenze depressive, irritabilità e facilità alla collera, instabilità (cambia costantemente umore), episodi psicotici, cambi di personalità, rinuncia alla socializzazione.