muscolo antagonista

ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2020 alle 22:35

etimologia – definizione

Il termine antagonista nasce dalla radice greca ἀνταγωνιστής (antagōnistḗs → che si oppone, che esercita un’azione contrastante) composta di ἀντί– (anti– → contro) e ἀγωνιστής (agōnistḗs → che lotta, che contrasta): che esercita un’azione o una reazione di senso fisiologico opposto a quella di un altro soggetto agente; contrasto fra due attori che esprimono forze opposte. Pertanto, se un muscolo (o ad un gruppo muscolare), contraendosi, provoca un movimento, che “lotta contro”, contrastando lo spostamento, è chiamato muscolo antagonista; l’antagonista attua una risposta volta a inibire o ad osteggiare il gesto attivato dal “primo motore”, cioè dell’effettore che genera l’azione.

muscoli antagonisti ≠ muscoli agonisti

I muscoli possono essere considerati come gli elementi attivi che agiscono sulle catene cinematiche, permettendo ai segmenti ossei uniti da giunti articolari, di modificare i propri rapporti spaziali, pertanto lavorano a coppie o a gruppi di agonisti/antagonisti: ad ogni muscolo agonista, ne corrisponde un altro con funzione opposta, detto, appunto, muscolo antagonista; l’azione di quest’ultimo tende a contrastare e ad equilibrare il gesto del primo motore e dei muscoli agonisti nell’atto motorio, all’interno della catena cinematica, per lo specifico vettore di movimento.

L’azione sinergica e bilanciante della coppia agonista/antagonista è fondamentale per il mantenimento della stazione bipede: grazie alla modulazione delle risposte muscolari, le catene muscolari “contrapposte”, svolgono un’azione combinata antigravitaria, che governa l’equilibrio e consente la corretta stazione eretta, sia nella statica sia nella dinamica sia nella deambulazione.

I muscoli antagonisti, grazie ai circuiti spinali riflessi specifici, vengono attivati quando gli agonisti sono inibiti, e viceversa, cosicché i due tipi di muscoli operano in modo opposto, salvo quando svolgono azioni sinergiche; esistono differenti gradi di inibizione reciproca che permettono la modulazione dell’effetto leva sull’articolazione su cui le coppie agiscono: un’alterazione della coordinazione del sincronismo provoca movimenti a scatti degli arti e del tronco, come avviene in alcune patologie motorie, difficoltà di coordinazione e nell’equilibrio.

bilanciamento del movimento

Per muoversi, il nostro corpo ha bisogno di un complesso sistema di leve, che operano all’unisono e garantiscono movimenti efficienti e sicuri: i principali movimenti dei segmenti scheletrici sono azionati dai muscoli agonisti che, per generare una contrazione ed il conseguente spostamento della leva scheletrica, si accorciano, all’interno di un complesso sistema di catene muscolari.

Gli agonisti lavorano in sinergia con i propri antagonisti: durante l’atto innescato da un impulso nervoso, a differenza dei muscoli agonisti, gli antagonisti si allungano, creando coppie di agonisti/antagonisti; questa dualità deve sempre esprimersi attraverso la coordinazione fra le azioni contrapposte, permettendo un continuo bilanciamento fra il gesto e l’azione che vi si oppone, fra la contrazione del muscolo motore e il rilassamento del suo opponente.

La risposta muscolare degli antagonisti non è di tipo ON/OFF, ma si adegua alla necessità del momento, poiché le coppie agonista/antagonista non sono attive solo nei movimenti antitetici, ma anche nella postura statica: se per fare un passo in avanti la contrazione dei muscoli quadricipiti (flessori), in un modello semplificato, deve presupporre il rilasciamento dei muscoli ischio-crurali (estensori), nella postura “statica” i due gruppi devono, pur essendo contrapposti non agire in contrasto reciproco, ma concorrere dinamicamente a compensare i micro-spostamenti che il corpo continuamente subisce.

In particolare, gli adattamenti avvengono attraverso archi riflessi, presenti a livello spinale, in grado di integrare le risposte afferenti, provenienti dai muscoli stessi, per rispondere alla variazioni dinamiche che contrastano i “comandi” ricevuti dai centri superiori: l’arco diastaltico rappresenta un sistema di coordinamento tra uno stimolo sensitivo e la reazione dell’organismo, attraverso l’unità motoria, costituendo un mezzo automatico di adattamento alle condizioni ambientali e di regolazione delle sue prestazioni. Si definisce azione riflessa quando l’impulso percorre almeno due neuroni, uno che dalla periferia lo porta al centro (cioè al sistema nervoso centrale) e l’altro che dal centro lo riporta alla periferia, senza che vi sia coinvolgimento dei centri nervosi superiori.

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