movimento balistico

ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2020 alle 20:51

definizione

Può essere definito come una contrazione muscolare massimale in termini di velocità di esecuzione, di accelerazione, espletati in un breve lasso di tempo con elevata forza: sono finalizzati  alla produzione di forza impulsiva caratterizzata da una prima fase propulsiva, cui fa seguito una fase inerziale o di massa; mostrano alte frequenze di attivazione, produzione di forza elevata e tempi di contrazione molto brevi.

Esistono differenti gesti che mettiamo in atto per mezzo del sistema muscolare che presuppongono movimenti balistici: il lancio di un oggetto o un salto sono esempi di moti balistici, in quanto la forza propulsiva inziale genera una spinta e la quantità di moto prodotta si mantiene fino a quando non sia terminato il movimento, senza possibilità di modificarne direzione verso o intensità, che sono mantenuti costanti a meno che elementi esterni non ne modifichino le caratteristiche come avviene quando stacchiamo i piedi da terra o quando l’oggetto viene lasciato dalla mano per proseguire la sua traiettoria fin a quando la gravità non vince la forza sviluppata dal corpo nel gesto.

I movimenti balistici sfruttano la forza esplosiva per spostare un carico nello spazio: attraverso una spinta iniziale, sviluppata tramite la contrazione rapida, forte e sincrona del maggior numero di gruppi muscolari possibile si esercita la forza necessaria; per raggiungere questo obiettivo è necessario un elevato grado di coordinazione muscolare e la sinergia dei vari gruppi muscolari coinvolti: l’espressione della forza esplosiva è la capacità di esprimere elevate tensioni muscolari in tempi molto brevi, attivando una catena cinematica particolarmente estesa. Più è estesa la catena cinetica, maggiore sarà l’espressione di forza esplosiva: per esempio nel salto, per staccare i pedi da terra, è necessario che i muscoli vengano attivati rapidamente, coinvolgendo differenti articolazioni oltre alle ginocchia ed alle anche, affinché i piedi si stacchino da terra ed il gesto acquisti le caratteristiche di un moto balistico.

co-attivazione muscolare e attivazione muscolare trifasica

Un movimento muscolare balistico può richiedere la co-attivazione simultanea  di muscoli agonisti ed antagonisti oppure una caratteristica attivazione muscolare trifasica agonista – antagonista – agonista; l’attivazione muscolare trifasica è contraddistinta da un breve segnale di attivazione dell’unità motoria agonista seguita dall’attivazione dell’unità muscolare antagonista, dipendente dal compito da svolgere: la contrazione muscolare del muscolo antagonista permette la modulazione preventiva dell’ampiezza e della tempistica del movimento balistico. La contrazione muscolare antagonista può servire a prevenire lesioni alle articolazioni impedendo all’arto di estendersi eccessivamente e controllare la distanza e il tempo della forza impulsiva  applicata all’arto che viene spostato: occorre ricordare che un movimento balistico è «open-loop», cioè è pre-programmato (quello lento dipende dalla sensorialità) ovvero non è controllabile una volta iniziato (a differenza di quello lento); la seconda attivazione muscolare agonista termina e inibisce l’accelerazione negativa della contrazione del muscolo antagonista, creando il vero e proprio movimento balistico. Il movimento balistico è

accumulo elastico di energia

I movimenti balistici sono spesso alimentati da un accumulo elastico di energia e da successivi meccanismi di recupero: la potenza richiesta per produrre le rapide velocità necessarie per effettuare movimenti balistici è resa possibile dal lavoro muscolare immagazzinato in elementi elastici come i tendini, le aponeurosi, ma anche le strutture fasciali dei muscoli stessi.

Questi elementi elastici conservano l’energia prodotta dal lavoro muscolare, per poi rilasciarla molto rapidamente, in modo esplosivo: la potenza di uscita è apparentemente maggiore di quella prodotta perché l’energia viene rilasciata in un lasso di tempo molto più breve di quello in cui viene accumulata; in un certo senso la potenza dei muscoli viene effettivamente amplificata, cioè quando l’energia prodotta dalla contrazione muscolare, viene prima immagazzinata in un tendine (o in un’altra struttura elastica coinvolta nel movimento) e poi rilasciata per aumentare l’energia meccanica del corpo (o segmento corporeo), la potenza muscolare viene amplificata.

È importante notare, tuttavia, che il termine “amplificazione” di potenza può essere ingannevole, in quanto i meccanismi elastici non aggiungono energia al sistema, amplificano l’effetto del lavoro muscolare poiché l’energia venendo rilasciata più rapidamente di quando viene concentrata, va incontro ad un effetto accumulo: questa fase di preparazione, spesso, è definita “caricamento”; uno dei principali vantaggi dei meccanismi di immagazzinamento dell’energia elastica è che i sistemi balistici sono in grado di erogare potenze significativamente maggiori o velocità di effettuazione del gesto decisamente superiori a quelle espresse dai muscoli associati al movimento effettivo, creando un disaccoppiamento del lavoro muscolare dal lavoro del corpo o di un segmento dello stesso.

i movimenti balistici nell’uomo

Molti movimenti che comportano la propulsione spontanea degli arti possono essere considerati movimenti balistici: mentre i gesti come indicare o posizionare un oggetto possono essere definiti movimenti di portata («reach reactions»), cioè hanno una bassa accelerazione e decelerazione, le reazioni istintuali che prevedono calci, pugni o movimenti finalizzati a inferire un colpo («reach and strike reactions»), che sono per natura “tutto o nulla”, sono caratterizzati da elevate accelerazioni e decelerazioni.

Durante il movimento balistico è necessario un impulso iniziale per accelerare l’arto verso il bersaglio, quindi un impulso decelerante funge da freno per fermare il gesto: ogni movimento è indipendente dal precedente e dal successivo, in contesto variabile; il movimento delle singole articolazioni è controllato dall’attivazione muscolare trifasica, che permette la pre-programmazione del gesto, prevenendo possibili danni alle articolazioni. Qualsiasi movimento balistico che coinvolge catene muscolari più complesse che interessano due o più articolazioni, prevede l’attivazione muscolare trifasica sequenziale di più segmenti, come se fossero singoli eventi che si susseguono.

Anche i movimenti saccadici sono movimenti balistici: questi piccoli e rapidi spostamenti degli occhi sono finalizzati a mantenere fisso lo sguardo su un oggetto in movimento (bersaglio visivo), in modo da portare la zona di interesse (cioè quella su cui fissiamo lo sguardo) a coincidere con la fovea; una volta iniziati non è possibile cambiare la velocità o la traiettoria del movimento stesso. Gli animali che non hanno movimenti saccadici dell’occhio vedono solo gli oggetti in movimento per questo motivo alla vista del predatore, molte prede si immobilizzano, evitando così di essere vedute.

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