mobilità articolare

ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2018 alle 0:29

Dal latino mobilítas (→ mobile, agile), derivato da movēre (→ muovere) e articularis (→ suddividere, scandire, esprimere, ma anche congiungere, connettere, unire) che, a sua volta, discende da articŭlus (articolo → particella che serve da giuntura fra le varie parti): è la capacità e la qualità che permette di effettuare spostamenti, che coinvolgono una o più articolazioni, con la massima escursione articolare possibile, senza alcun limite e senza dolore, ovvero la capacità di un insieme di articolazioni, di muoversi liberamente per tutto il proprio range di movimento; la capacità di eseguire, nel rispetto dei limiti fisiologicamente imposti dalle articolazioni, dai muscoli e dalle strutture tendinee, tutti i movimenti con la massima ampiezza e naturalezza possibile. Viene considerata uno dei presupposti basilari per l’esecuzione di migliori movimenti possibili, sia qualitativamente che quantitativamente: è una capacità complessa, poiché dipende sia da fattori neurologici sia da fattori anatomici; questo è il motivo per cui non rientra fra le capacità coordinative o le capacità condizionali, ma ha un ruolo a sé stante. Se non allenata è una abilità che involve rapidamente. La mobilità articolare dipende dalla struttura dell’articolazione compresi i capi articolari, con la relativa capsula articolare ed i legamenti ma anche i tendini (entesi), che esprimono l’isteresi elastica articolare, ed i muscoli, attori della componete motoria; si valuta misurando il R.O.M., cioè il “range of motion” delle varie articolazioni: viene definita anche, nelle sue varie componenti, articolarità, articolabilità, flessibilità, estensibilità.

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