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ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2019 alle 15:36

disfunzioni alimentari: che cosa fare?

Le carenze derivanti da un incompleto o limitato apporto dietetico sono troppo eterogenee per essere affrontate in questa sede e le indicazioni presentate sono necessariamente limitate per motivi di estensione, richiedendo ognuna un ampio spazio di approfondimento.

Non possiamo però astenerci dal suggerire alcune indicazioni specifiche per il miglioramento della salute, in quanto esiste la possibilità di poter agire efficacemente sulla digestione degli alimenti e sull’assorbimento.
Il primo passo verso un miglior equilibrio e la salute è sicuramente una riattivazione dei processi digestivi. La digestione inefficace è spesso causata da cattive abitudini alimentari, fast-fooding (intendendo non solo il ricorso a cibi precotti, ma anche il mangiare di corsa), scarsa abitudine a masticare il cibo impedendone una corretta insalivazione e ricorrendo alla pratica di ingoiare. A queste dannose inclinazioni si aggiunge spesso la tendenza all’areofagia, l’uso di medicamenti, una dieta che di sovente risulta squilibrata o paco adatta ai tempi dedicati al mangiare od all’attività cui ci accingiamo nel periodo postprandiale.

La creazione di gas gastrico, con la formazione di eruttazioni, o intestinale per fenomeni fermentativi, dolori gastrici e pirosi (senso di bruciore), reflusso gastrico e rigurgiti acidi sono tutti indicatori di una cattiva digestione.

Molte persone con difficoltà digestive o, per paradosso, fenomeni di acidità gastrica, reflusso esofageo o ernia iatale hanno, in realtà, scarse concentrazioni di acido cloridrico a livello dello stomaco: oltre a limitare l’azione chimico-meccanica digestiva, questa ipocloridria impedisce ai recettori nervosi di facilitare il transito del chimo gastrico verso il duodeno e inibisce la secrezione di enzimi pancreatici, favorendo fenomeni di fermentazione gastrica. La mancata digestione, inoltre, limita l’assorbimento di sostanze che fungono da molecole informazionali per il sistema nervoso, interferendo con il senso di sazietà che deriva dalla digestione degli alimenti e inducendo, pertanto, la necessità di introdurre cibo in quantità maggiori rispetto ai reali bisogni.

Attraverso gli attuali metodi di stoccaggio e distribuzione degli alimenti, o come conseguenza del processo di cottura degli alimenti, molti enzimi sono spesso inattivati, creando fenomeni di alterazione del processo digestivo.

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