ludopatia

Neologismo, creato nel 2004, composto dalla radice latina ludus (→ gioco, ricreazione) e –pathīa, derivato dal greco -πάϑεια (-pátheia → sofferenza, essere affetto da): letteralmente dipendenza patologica dal gioco, siano essi elettronici o d’azzardo; disturbo del comportamento caratterizzato dal desiderio compulsivo di tentare la fortuna al gioco, detto anche gioco d’azzardo patologico o malattia da gioco d’azzardo (pathological gambling).

Chi è affetto da ludopatia ha una fortissima necessità di provare le emozioni legate al gioco e alla scommessa, manifestando una vera e propria dipendenza, arrivando ai sintomi tipici delle crisi di astinenza, assimilabile in toto a quelle che colpiscono i tossicodipendenti; può avere gravi ripercussioni sulla vita sociale e professionale, in quanto, oltre a contrarre debiti, chi è colpito da questo comportamento compulsivo dedica sempre più tempo al gioco, trascurando gli altri aspetti della propria vita. Oltre agli aspetti compulsivi, il gioco d’azzardo patologico è caratterizzato da tipiche distorsioni cognitive, come l’illusione del controllo sugli esiti delle giocate e la distorta percezione delle cosiddette “quasi vincite”, ovvero situazioni di gioco in cui si verifica una combinazione che si avvicina a quella scelta dallo scommettitore percepite come approssimazione di un successo e quindi come incentivo a proseguire con le scommesse.

Generalmente, questo disturbo del comportamento affligge persone insicure, che spesso nascondono la propria natura dietro un’apparenza aggressiva e competitiva; può essere associata ad altre patologie complesse, come la depressione, il disturbo bipolare e la schizofrenia: studi recenti associano la dipendenza dal gioco anche a carenza cerebrale di dopamina. La ludopatia è caratterizzata dalla presenza di bisogno di giocare quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata spesso associata ad irrequietezza o irritabilità se si riduce o si sospende il giocare; ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare alla presenza di pensieri persistenti inerenti il gioco; incremento del gioco compulsivo quando si sente a disagio; tendenza a giovare per riguadagnare le perdite dopo aver perso denaro (anche cifre ingenti), spesso con atteggiamenti di negazione e il ricorso a menzogne, per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco; compromissione delle relazioni significative, problemi sul lavoro o con lo studio a causa del gioco; richieste agli altri per procurarsi il denaro necessario a risollevare situazioni finanziarie causate dal gioco.

Il gioco online rappresenta la fusione del gioco d’azzardo patologico con la semplicità d’accesso fornita dal web consentendo in ogni momento l’accesso ad un’immensità di giochi; mentre il giocatore d’azzardo tradizionale era costretto a svolgere la propria attività in luoghi ad essa deputati, internet permette al giocatore di accedere ai giochi direttamente dalla propria abitazione, offrendo la possibilità di giocare lontano dagli sguardi giudicanti delle altre persone: questo fenomeno riduce le possibilità che il giocatore compulsivo, che sviluppa fenomeni di dipendenza imprigionando chi è affetto da malattia da gioco d’azzardo, in un circolo vizioso, al punto da trascurare, nei casi patologici, i rapporti umani, sociali e familiari.

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