fotosenescenza

ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2017 alle 17:05

Con il trascorrere del tempo, le strutture del nostro organismo vanno incontro a processi di senescenza: l’invecchiamento cellulare è il frutto di un naturale processo biologico, caratterizzato da una progressiva inabilità del corpo a mantenere l’omeostasi energetica accompagnata da una progressiva riduzione della capacità allostatica e dell’energia corporea; il risultato è un logoramento e atrofizzazione cellulare ed organica, a cui segue un deterioramento delle capacità vitale. In genere si ritiene che il processo di invecchiamento sia indipendente dall’esposizione solare e che la cute subisca un invecchiamento “aggiuntivo” indotto principalmente dall’azione cronica delle radiazioni ultraviolette: viceversa l’apparato tegumentario costituisce, data la sua localizzazione più esterna ed esposta, non solo l’organo nel quale si manifestano per primi i segni del processo senescenziale ma anche una area che diviene, spesso, un fattore causale dell’invecchiamento organico. L’azione attinica sui tessuti dermici può avere ripercussioni sull’intero organismo, provocando effetti nocivi quali la produzione di radicali liberi o sostanze tossiche che agiscono da noxae sull’organismo. Pertanto occorre distinguere una cronosenescenza (invecchiamento intrinseco, detto anche aging, dipendente dall’età) dalla fotosenescenza (invecchiamento fotoindotto,cioè photoaging), dovuto all’effetto cumulativo della radiazione solare che si sovrappone e amplifica il processo naturale. Nel processo di invecchiamento naturale, si assiste a un ridotto ricambio epidermico e ad un assottigliamento del tessuto cutaneo chiamo dermo-xerosi: la pelle diventa secca, anelastica, lassa e solcata da rughe, assumendo un aspetto “a pergamena” e lasciando trasparire il circolo vascolare superficiale; il processo è una conseguenza della degradazione delle fibre elastiche, dell’alterazione delle fibre collagene e della diminuzione dell’acido ialuronico. Nelle zone fotoesposte sono talvolta presenti cicatrici atrofiche biancastre, teleangiectasie e lesioni discheratosiche, talora evolutive: si riscontra un decremento della produzione di sebo e sudore e un’alterazione degli annessi cutanei, con diminuzione di peli e capelli, nonché fragilità ungueale. Con l’invecchiamento, il sistema biologico perde, in qualche misura, la capacità di rispondere a stressor, siano essi esogeni od endogeni, indipendentemente dal fatto che siano dovuti ad agenti fisici, biologici o chimici; la cute diviene maggiormente sensibile, facilitando l’insorgenza di dermatiti di tipo irritativo o allergico e, in alcuni casi, di lesioni bollose, mentre la riduzione della vascolarizzazione, oltre a giustificare la tendenza all’ipotermia, causa lesioni trofiche del derma profondo. Nel photoaging, i raggi ultravioletti (UV) interferiscono con la cute promuovendo eventi biologici che si traducono in una serie di danni, sia acuti (eritema e pigmentazione) sia cronici: le principali manifestazioni consistono in alterazioni della tessitura cutanea con un’accentuazione delle rughe d’espressione e la formazione di ampi solchi; modifiche della consistenza dermica, con ispessimento cutaneo, ruvidezza, xerosi ed elastosi; modificazioni della pigmentazione con formazione di lentiggini solari, discromie. Possono formarsi pseudocicatrici e cheratosi attiniche, cioè lesioni tumorali che costituiscono una sorta di momento finale del percorso evolutivo tipico del fotoinvecchiamento, che talvolta può favorire lo sviluppo di neoplasie dovute all’azione mutagena degli UV sul DNA cellulare. La gravità del photoaging dipende anche dalla durata e dall’intensità dell’esposizione, dal fototipo individuale e dalla latitudine geografica e, oltre ad essere l’espressione di un processo di invecchiamento associato all’esposizione solare, può configurarsi come patologia professionale.[glossary_parse]p>