dura madre

ultimo aggiornamento: 17 Novembre 2020 alle 13:58

definizione

La parte più esterna e più spessa delle tre meningi, le membrane che avvolgono l’encefalo e il midollo spinale, con funzione di protezione ed confinamento dall’esterno delle strutture nervose: è la meninge interposta tra la superficie interna delle ossa di cranio e colonna vertebrale, e l’aracnoide, che è la meninge intermedia.

Spessa e resistente, la dura madre è costituita da un tessuto connettivale fibroso ricco in collagene e elastina, e che comprende anche una componente di cellule piatte, fondamentali a rendere la stessa dura madre una struttura impermeabile al passaggio del liquor cefalorachidiano; è l’unica fra le meningi a essere irrorata e innervata in modo significativo. Con il supporto delle altre due meningi sottostanti (aracnoide e pia madre) ha il compito di proteggere il sistema nervoso centrale da insulti fisici e da altre minacce che lo possono raggiungere tramite il sangue; contribuisce al contenimento nello spazio subaracnoideo (spazio tra aracnoide e pia madre) del liquor (liquido cefalo-rachidiano).

cenni storici

L’origine del nome risale al X secolo d.C., quando il medico persiano Ali ibn Abbas al-Majusi utilizzò il termine arabo «al umm» per definire le meningi, dal significato letterale «madre», usato per denominare qualsiasi materiale avvolgente: la dura membrana esterna fu chiamata «al umm al djafiya», e quella delicata interna «al umm al rigiga».

Quando gli scritti di Ali ibn Abbas al-Majusi furono tradotti in latino nel XI secolo d.C., il traduttore, che probabilmente non aveva familiarità con l’anatomia delle meningi, tradusse letteralmente il termine «al umm», e si riferì alle membrane con «dura mater» («dura madre») e «pia mater» («pia madre»), utilizzando la parola “pia” nel senso di “delicata”.

descrizione

Le meningi sono foglietti (o membrane) di tessuto connettivo fibroso, disposti uno sopra l’altro, che tappezzano l’interno della teca cranica e del canale vertebrale (o canale spinale): rivestono con finalità protettive la superficie esterna di encefalo e midollo spinale, che costituiscono il cosiddetto sistema nervoso centrale.

La prima fra esse, la più superficiale e spessa delle tre meningi è appunto la dura madre: essendo costituita da una membrana fibrosa molto resistente che avvolge e protegge l’asse cerebro-spinale viene definita pachimeninge; si distingue in una parte spinale (dal grande foro occipitale alla seconda o terza vertebra sacrale), e una parte cranica, in doppio strato, che tappezza la cavità cranica, cui aderisce fortemente (fatta eccezione per la regione temporo-parietale, compresa tra la piccola ala dello sfenoide, il seno sagittale superiore e la protuberanza occipitale interna, zona scollabile di Marchant).

La dura madre è l’unico foglietto meninge a ricevere un apporto sanguigno significativo ed a godere di un’innervazione degna di nota: la dura madre encefalica è sotto il dominio delle branche del nervo trigemino, mentre ad innervare il sacco durale provvedono il nervo seno-vertebrale, il plesso nervoso associato al legamento longitudinale posteriore ed il plesso nervoso associato alle branche radicolari delle arterie segmentali.

⇒ dura madre encefalica

Meninge a doppio strato (bi-lamellare detto «lamellae»), in cui lo strato esterno, detto “strato endostale” o “dura madre periostale”, funge da rivestimento della superficie interna del cranio, mentre lo strato interno agisce da membrana di rivestimento della sottostante aracnoide e per questo è detto “strato meningeo” o “dura madre meningea”; la dura madre encefalica circonda, offrendo loro sostegno, ai cosiddetti seni durali, ossia i vasi destinati a drenare il sangue povero di ossigeno dall’encefalo e dal cranio, riportandolo nella circolazione venosa.

La dura madre dell’encefalo, ha importanti estroflessioni e prolungamenti che contribuiscono a sepimentare lo spazio contenuto nella teca cranica; infatti presenta una serie di pieghe caratteristiche, chiamate pieghe di riflessione, che derivano dall’adattamento dello strato meningeo ai tipici solchi e cavità dell’encefalo:

⇒ falce cerebrale («falx cerebri» o grande falce cerebrale) – piega di riflessione della dura madre encefalica che s’interpone tra i due emisferi cerebrali; originando dalla lamina crista galli, apofisi sita nella parte superiore dell’osso etmoideo, decorre dall’osso frontale all’osso occipitale, a livello del torcolare di Erofilo, specularmente all’inion.

⇒ falce cerebellare («falx cerebelli» o piccola falce del cervelletto) – piega di riflessione della dura madre encefalica che separa i due emisferi del cervelletto; risiede al di sotto del tentorio cerebellare.

⇒ tentorio del cervelletto («tentorium cerebelli» o tentorio cerebellare) – simile a una mezzaluna, è la piega di riflessione della dura madre encefalica che separa i lobi occipitali del cervello dal cervelletto.

⇒ diaframmare sellare («diaphragma sellae», tentorio dell’ipofisi o diaframma della sella turcica) – piega di riflessione della dura madre encefalica che copre la ghiandola pituitaria (ipofisi), localizzata sopra la sella turcica, a forma di setto orizzontale.

⇒ dura madre spinale (sacco durale)

Il sacco durale, cioè la dura madre del midollo spinale, è una membrana monostrato, di aspetto cilindrico, posta in continuità con la dura madre dell’encefalo: origina a livello della fossa cranica posteriore, come naturale prosecuzione della dura madre encefalica verso il basso, fuoriuscendo dalla teca cranica attraverso il forame magno (foro occipitale); una volta imboccato il canale spinale, si prolunga fino alla seconda vertebra sacrale (S2).

Il sacco durale, nella sua porzione sacrale, non solo avvolge il midollo spinale, ma anche la continuità di quest’ultimo, ossia la cosiddetta cauda equina: il midollo spinale, termina tra la Ia e la IIa vertebra lombare, dopodiché ha inizio la cauda equina, che non è altro che il raggruppamento delle ultime 10 paia di nervi spinali, cioè le ultime 4 paia di nervi spinali lombari, tutte le 5 paia di nervi spinali sacrali e l’unico paio di nervi spinali coccigei.

Per l’intera sua estensione all’interno del canale vertebrale, la dura madre spinale non aderisce mai veramente alla parete dei fori vertebrali, ma si tiene a una distanza tale da generare uno spazio vuoto molto importante, il cui nome è spazio epidurale o spazio peridurale; nello spazio epidurale, prende posto del tessuto adiposo e ci sono i vasi sanguiferi.

In corrispondenza delle aree di emergenza dei nervi spinali dal midollo spinale, il sacco durale presenta delle caratteristiche perforazioni, le quali servono a consentire il passaggio degli stessi nervi spinali che sono diretti ai fori intervertebrali.

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