in situ

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definizione

Locuzione latina che significa, letteralmente, «sul luogo», sul posto, nel luogo originale: è utilizzata in medicina per indicare le posizioni fisiologiche di parti anatomiche ma anche per indicare una particolare patologia che rimane nella sua sede di sviluppo.

In anatomia, il termine «in situ» si riferisce alla visualizzazione delle strutture come appaiono in un corpo sano, nella normalità: un esempio potrebbe essere la visualizzazione del fegato «in situ», direttamente all’interno della cavità addominale, in antitesi all’osservazione dell’organo in isolamento, una volta che è stato rimosso dal corpo. Può essere usato anche per descrive qualsiasi dispositivo o apparecchio medicale presente nel (sul) corpo del paziente che rimanga nella posizione desiderata e ottimale.

Viene utilizzato in ambito oncologico per definire un tumore maligno al suo stadio più iniziale, cioè quando coinvolge solo le cellule da cui è originato e non si è diffuso ai tessuti adiacenti, cioè non ha metastatizzato o invaso oltre lo strato o il tipo di tessuto in cui è sorto; nel caso di tumori maligni di tipo epiteliale, o carcinomi, tale concetto si esprime quando le cellule tumorali non abbiano ancora superato la membrana basale dell’epitelio di origine.

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