cartilagine articolare

definizione

Tessuto connettivo specializzato con funzione di sostegno, caratterizzato da elevata elasticità notevole resistenza alla pressione e alla trazione, presente nelle diartrosi: di colorito bianco perlaceo, motivo per cui viene chiamata anche «lamina splendente», riveste le estremità delle ossa articolari proteggendole dall’attrito; la sua funzione principale è quella di fornire una superficie articolare liscia e lubrificata così da facilitare la trasmissione di carichi con un coefficiente di attrito basso, rendendo agevole il movimento, comportandosi come un cuscinetto ammortizzatore (shock absorber) che con la sua azione salvaguarda i normali rapporti articolari.

La cartilagine articolare appare come una massa traslucida, opalescente, e per questo è stata definita ialina, dal greco ὑάλινος, derivato di ὕαλος (hyalos → vetro), perchè «ha l’aspetto e la trasparenza del vetro»; dotata di una struttura omogenea, caratterizzata dall’abbondanza di sostanza intercellulare (matrice), costituita da fibre di collagene e da mucopolisaccaridi, e dall’assenza di fibre elastiche

descrizione

Queste  caratteristiche dipendono dalla sua struttura istologica e dalla sua particolare costituzione chimica: nel tessuto cartilagineo articolare sono presenti cellule (condrociti e condroblasti) che hanno hanno il compito di produrre la sostanza fondamentale, una matrice costituita prevalentemente da acqua, da fibre collagene, da proteoglicani, da acido ialuronico e da glicoproteine; questa dualità nella composizione garantisce la capacità di assorbire i traumi (parte fluida) e di aumentare la resistenza meccanica (parte solida) e grazie all’interazione fra le due fasi, permette un cinematismo senza attrito e protegge le superfici articolari dall’usura. La cartilagine articolare facilita una reciproca e più morbida concordanza dei capi articolari e riduce l’usura degli stessi nelle sollecitazioni fisiologiche e nei microtraumi.

L’assenza di attrito viene spiegata dalla presenza del liquido sinoviale, che lubrifica la cartilagine, ma anche dall’elevato contenuto di acqua della cartilagine, in quanto la sua area superficiale è iperidratata: il carico esercitato sulle superfici articolari spinge l’acqua al di fuori della cartilagine, formando un sottile strato liquido sul quale le due superfici cartilaginee scorrono senza toccarsi.

La cartilagine articolare può essere considerata una porzione della cartilagine epifisaria, che rimane dopo che questa è andata incontro ad ossificazione, che viene rimodellata e assume una struttura caratteristica che si forma in base alle sollecitazioni meccaniche cui il capo articolare è sottoposto, al fine di ripartire al meglio i carichi: a livello della superficie libera, dove si interfaccia con la cartilagine articolare del capo articolare opposto, non si rileva la presenza di cellule con fibre connettivali parallele alla superficie; al di sotto di questo strato, le fibre assumono andamento ad arco conferendo alla cartilagine articolare una buona elasticità e deformabilità, mentre nella fascia che si interfaccia con l’osso, le fibre si dispongono in modo perpendicolare rispetto alla superficie libera, permettendo ai condrociti di interporsi fra loro in pile. Le fibre connettivali si prolungano sino al fronte osseo, penetrando in esso e cementandosi come fibre di Sharpey.

fisiopatologia

Il tessuto cartilagineo ialino, non essendo vascolarizzato in quanto privo di capillari sanguiferi viene nutrito per diffusione, un processo lento e molto meno efficace della circolazione sanguigna e per questo motivo le capacità rigenerative di questo tessuto sono bassissime; la parte profonda della matrice cartilaginea a contatto con l’osso è mineralizzata, quindi impermeabile e forma una barriera insormontabile ai metaboliti tra cartilagine e l’osso subcondrale: il suo  trofismo deriva dai vasi periostali, in minima parte, ma soprattutto dal liquido sinoviale che riempie la cavità articolare, dove la cartilagine prende i suoi metaboliti e dove riversa i cataboliti. Ne deriva che le alterazioni nella composizione o nella qualità oppure le variazioni metaboliche del liquido sinoviale possano essere responsabili dell’insorgenza del deperimento della cartilagine articolare e, di conseguenza essere la causa determinante dei processi flogistici o degenerativi che possono indurre enormi danni alle articolazioni.

A causa dello scarso contenuto cellulare e dalle difficoltà nutritizie, diversamente dal derma e dal tessuto osseo, la cartilagine articolare manifesta grandi difficoltà nei processi di rigenerazione, qualora si verifichino gravi lesioni o rottura: in presenza di dolore, infiammazione, edema, danni alla cartilagine senza una completa rottura, la qualità del liquido sinoviale e, soprattutto, l’elevata concentrazione di acido ialuronico nello stesso possono favorire i processi di riparazione e rigenerazione, qualora non vengano reiterati i traumi che hanno causato il danno morfo-funzionale.

Per quanto la cartilagine articolare sia dotata di incredibile resistenza ed eccezionale duttilità funzionale, la tempra di questo tessuto può essere minata da una serie di fattori che la espongono a lesioni più o meno importanti, che possono essere considerati primarie (post-traumatiche) o secondarie, cioè dipendenti da malattie degenerative. Fra le prime rientrano i danni riconducibili a danni di natura meccanica come le frattura, le distorsioni, le fratture da stress, oppure che dipendono da cause predisponenti come quelle genetiche; le seconde come conseguenza di sovraccarichi funzionali, micro-traumi o continue sollecitazioni oppure possono dipendere da problemi di natura metabolica o immunitaria, come avviene per l’artrite reumatoide: indipendentemente dalla sua natura, le lesioni della cartilagine articolare sono prodromiche allo sviluppo dell’artrosi che, per definizione, è una patologia degenerativa della cartilagine articolare. Per quanto l’idea che l’artrosi insorge quando la cartilagine dell’articolazione è sottoposta a un’azione di logoramento, abrasione e consumo, provocando proliferazioni e deformazioni nel tessuto osseo, infiammazioni articolari e dolore, sia molto diffusa, in realtà è una visione limitata.

I processi infiammatori a carico delle articolazioni, come l’artrite, hanno un’azione degenerativa sulla cartilagine articolare, che risente sia del rilascio dei mediatori chimici dell’infiammazione che svolgono un’azione litica, sia delle variazioni biochimiche della composizione del liquido sinoviale; dolore, rigidità nei movimenti e lesione funzionale sono i primi segni che si manifestano, spesso seguiti da deformazione dell’articolazione coinvolta dal processo flogistico.

La condropatia (o condromalacia) è un processo degenerativo che può condurre ad artrosi del ginocchio, causato dalle ripetute ed eccessive sollecitazioni, alla presenza di fattori predisponesti, quali gli squilibri muscolari e articolari, che contribuiscono alla prematura insorgenza o all’aggravarsi della patologia; anche un trauma acuto, come una caduta può contribuire alla sua insorgenza. La rotula è una delle localizzazione più frequenti di questa patologia.

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