blefarite

Dal greco βλέϕαρον (blépharon → palpebra) e ιτεσ (-ítes → indica l’infiammazione di un organo o tessuto): infiammazione cronica del margine palpebrale che può spaziare dal semplice arrossamento (iperemia) alla stratificazione seborroica di squame o crosticine sulla cute integra (blefarite squamosa) o alla formazione di piccole ulcerazioni crostose con minuscoli focolai di suppurazione dei follicoli del pelo (blefarite ulcerosa). In base alla natura dell’infiammazione, la blefarite può provocare sintomi piuttosto modesti oppure causare evidenti deformità palpebrali con perdita delle ciglia od alterazione della crescita ciliare; nonostante alcune varianti di blefarite possano risolversi spontaneamente nell’arco di 2-4 settimane, la maggior parte si manifesta in forma cronica procurando alla palpebra un’infiammazione generalizzata e difficilmente risanabile. Spesso la flogosi altera la distribuzione del film lacrimale, con conseguente attivazione reattiva delle ghiandole lacrimali che possono portare ad un’iperlacrimazione (iperlacrimia), con epifora; se il problema non viene risolto, possono insorgere fenomeni degenerativi come la formazione di catarro congiuntivale cronico; tilosi, dal greco τύλος (týlos → callo) o ispessimento del margine palpebrale; trichiasi, dal greco τριχίασις (trichíasis) derivato da ϑρίξ (thríx → pelo) o incurvamento delle ciglia verso la cornea. I sintomi sono classicamente, quelli associati ad un processo infiammatorio: bruciore, sensazione di calore sul bordo palpebrale, frequentemente sensazione di prurito, a causa della quale si tende a strofinare la palpebra con la mano, col rischio di incrementare l’infiammazione provocando, a lungo andare, microlesioni della cute palpebrale. A questa sintomatologia, tipica delle forme lievi si aggiunge, nelle blefariti gravi, il gonfiore palpebrale, il dolore localizzato esacerbato dall’ammiccamento (che diventa irregolare) e, in ultimo, l’intolleranza alla luce (fotofobia). Le blefariti possono essere provocate da un’alterata secrezione delle ghiandole palpebrali di meibomio (secrezione sebacea), da vizi refrattivi non corretti (in particolare ipermetropia e astigmatismo), malattie della pelle (come l’eczema seborroico), turbe alimentari (avitaminosi e dispepsie), patologie come il diabete o l’accumulo eccessivo di grassi nel sangue, da fattori allergici e ambientali (polveri, fumo). I batteri (stafilococchi, streptococchi) possono essere la prima causa o complicare la blefarite. Sul bordo palpebrale possono essere presenti piccole squame bianche simili a forfora, piccole croste e, nelle forme più gravi, si può arrivare alla formazione di vere e proprie ulcere.

« Indice del Glossario