adesione-coesione articolare

Ogni liquido è sottoposto a forze caratteristiche: le molecole che costituiscono uno specifico liquido determinano fenomeni di interazione tali da generare forze di tipo attrattivo, tenendole “coese” fra loro; le stesse molecole sono soggette a forze dipendenti dalla loro relazione con la superfici con cui vengono in contatto, che creano fenomeni di attrazione, facendole “aderire” ad esse. Le forze di coesione, mantenendo unite le molecole di un liquido, le tengono legate fra loro anche se non con una forza sufficiente da generare una forma specifica: per questo motivo i liquidi, pur avendo un volume proprio, assumono la forma del recipiente che li contiene; al contrario, le forze di adesione dipendono dalle caratteristiche del liquido e dalle superfici solide con cui entrano in contatto: a seconda del rapporto fra le forze di coesione e di adesione, un liquido può manifestare comportamenti diversi.

La presenza di liquido sinoviale fra i capi articolari costituisce un meccanismo di stabilità delle diartosi, grazie alle forze di adesione-coesione articolare, dipendenti dall’attrazione molecolare generate del liquido stesso verso se stesso e verso le superfici articolari; questo fenomeno è particolarmente significativo ed importante nel caso dell’enartrosi della spalla, l’articolazione gleno-omerale, dove la presenza di una leggera pressione negativa all’interno della capsula articolare, contribuisce, assieme alle forze coesive ed adesive, ad aumentare l’effetto “ventosa gleno-omerale“: il risultato è una aderenza fra le superfici di contatto assimilabile a quella di due vetri tra cui è interposto uno strato oleoso. Per effetto dei movimenti di traslazione della testa dell’omero, lo stiramento della capsula articolare ne aumenta il volume, diminuendone la pressione interna ed incrementandone, pertanto, la coesione: in questo modo il liquido sinoviale aumenta la coesione e l’adesività tra la l’epifisi prossimale omerale e la glena, coadiuvato dall’incremento delle superfici di contatto che offre il cercine glenoideo, garantendo una maggior stabilità e riducendo la possibilità di distrazioni articolari. La capacità di contrastare alterazioni dei rapporti articolari e di ripristinare l’assetto iniziale, una volta cessato il movimento articolare, può essere compromessa da flogosi dell’articolazione che riducono le proprietà di adesione e coesione del liquido articolare o da processi degenerativi che ne diminuiscono la produzione del liquido articolare e quindi la “bagnabilità” delle superfici articolari; anche fratture delle superfici articolari od una glenoide piccola congenitamente, ove l’area di contatto gleno-omerale diminuisca, possono essere responsabili di instabilità articolare.

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