rachicentesi

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Dal greco ῥάχις (rhákhis → spina dorsale) e κέντησις (kéntēsis → puntura): prelievo di liquido cefalorachidiano mediante puntura lombare; viene effettuata con l’introduzione di un ago tra le vertebre, a livello degli spazi intervertebrali L3-L4, L4-L5 o L5-S1, fino a raggiungere lo spazio sub-aracnoideo. A questo livello, in genere, si opera in totale sicurezza in quanto il cono midollare termina a livello della II vertebra lombare: pertanto è pressoché impossibile provocare lesioni alle strutture del midollo, essendo presente nella cisterna lombare esclusivamente la cauda equina. Talvolta viene utilizzata per introdurre farmaci, anestetici o antibiotici, più raramente a scopo decompressivo in caso di eccessiva quantità del liquido stesso, qualora la rachimanometria, cioè la misurazione della pressione del liquor effettuata collegando un manometro all’ago-cannula della rachicentesi, evidenzi una ipertensione liquorale. Non è raro che al termine della rachicentesi si possa verificare cefalea, nauseavomito, rachialgie e parestesie, anche se, in genere, i sintomi della sofferenza meningitica scompaiono nel giro di qualche ora o, al massimo in pochi giorni; talvolta l’irritazione delle meningi può provocare forme acute di meningismo o meningiti sub-cliniche con l’insorgenza di sintomatologie eterogenee e difformi, a volte difficilmente associabili alla puntura lombare: in questi casi l’intervento di un operatore qualificato nel Cranio-Sacral Repatterning® è da considerasi una scelta di elezione, in quanto la gentilezza della tecnica permette di riequilibrare in maniera profonda ed efficace gli squilibri del sistema cranio-sacrale, con la delicatezza necessaria a ripristinale la vis medicatrix naturæ e la forza vitale indispensabili per ritrovare ben-essere.

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