granulazioni del Pacchioni

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Chiamate anche granulazioni aracnoidee sono evaginazioni caratteristiche localizzate all’apice dei villi aracnoidei: si espandono all’interno dei seni venosi della dura madre permettendo al fluido cerebro-spinale di lasciare gli spazi subaracnoidei per ritornare alla circolazione ematica; la loro dimensione non è uniforme, in quanto le granulazioni di maggiore grandezza si localizzano nel seno sagittale superiore, anche se possono essere ritrovati in tutti i seni della dura madre. Le granulazioni del Pacchioni si comportano, nel permettere il transito del liquor, come una valvola unidirezionale, sfruttando il gradiente pressorio fra il liquido cefalo-rachidiano ed il compartimento venoso a livello dei seni durali: per quanto il passaggio sia limitato, in quanto la priorità dell’organismo è mantenere una costanza pressoria del liquor, l’aumento della pressione venosa rallenta il deflusso, comportando un contestuale incremento della pressione intracranica del liquido cefalo-rachidiano stesso; infatti, qualora venga rallentato lo scorrimento del sangue refluo dai seni venosi al bulbo della vena giugulare, si osserva un aumento misurabile della pressione che, nel caso in cui l’ostruzione sia persistente, può portare a fenomeni, anche gravi, di ipertensione endocranica. Se si applica un test di Queckenstedt adattato, cioè si comprimono le vene giugulari, è possibile indurre uno scompenso dell’emodinamica cerebrale che causa un rallentamento del flusso ematico endocranico, con aumento della pressione endocranica: questa si estende, attraverso il liquor, anche agli spazi subaracnoidei spinali ma, non appena si allenta la compressione sulle vene giugulari, ritorna a valori normali. L’aumento della pressione a livelli dei bulbi delle vene giugulari induce un incremento pressorio, in via retrograda, ai seni della dura madre che, essendo alloggiati all’interno delle lagune vascolari che si creano fra la dura madre periostale e la dura madre meningea e non avendo parete vascolare estensibile, trasmettono l’incremento pressorio direttamente al fluido cerebro-spinale, anche se non si osserva un movimento di liquidi dal compartimento ematico al liquor: questo fa supporre non solo l’unidirezionalità del movimento del  liquido cefalo-rachidiano, ma che fa supporre che esista un meccanismo di trasporto attivo a livello dell’endotelio dei seni venosi, che controlli il passaggio del liquor, visto che l’aracnoide è, invece, completamente permeabile allo stesso. Per quanto si ritenga che una buona parte del fluido cerebro-spinale venga drenato attraverso i nervi periferici, siano essi craniali o spinali (in particolar modo il nervo olfattorio, a livello della lamina cribra), le granulazioni del Pacchioni svolgono un ruolo importante nel controllo dell’emodinamica del sistema cranio-sacrale: è interessare che la presenza delle granulazioni aracnoidee incrementa con l’età, anche se una parte di esse può andare incontro a fenomeni di calcificazione; di colore bianco grigiastro, a forma di bulbo e della grandezza di un grano di miglio, infatti, sono assenti nei bambini, ma cominciano a svilupparsi all’inizio della pubertà, aumentando durante la senescenza, allorché spesso divengono dure e calcificate per deposito di sali minerali. La pressione liquorale produce delle “impronte” sulla superficie interna della calvaria, dette foveole granulari che tendono ad incrementarsi per dimensione e numero col trascorrere del tempo, evidenziando quanto la pressione endocranica possa “premere” sulle strutture, come conseguenza della limitata estensibilità della teca cranica. (Legge di Monro-Kellie)

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