Parcæ 

ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2020 alle 10:55

dal mito …

«Ma perché lei che dì e notte fila, non gli avea tratta ancora la conocchia, che Clotho impone a ciascuno

Le Parcæ sono divinità della mitologia latina, presenti in differenti culture quali quella greca (Moire) o quella norrena (Norne), che presiedono al destino dell’uomo, dalla nascita alla morte, decretandone la sorte, le fortune o le disgrazie; queste figure leggendarie mirano a sottolineare da un lato la caducità della condizione umana, dall’altro il fatto che ogni essere vivente nasce con una quantità di energia prenatale predeterminata. In origine si riconosceva una divinità singola, Parca, dea tutelare della nascita, mentre in seguito vennero aggiunte Nona e Decima, che presiedevano agli ultimi mesi di gravidanza; in un secondo momento, furono assimilate alle Moire greche venendo chiamate anche Fatæ, ovvero coloro che presiedono al Fato, cioè al destino: figlie di Ἔρεβος (Érebos → tenebre) e Nύξ (Nýx → notte), entrambi figli del Χάος (Cháos → Caos), venivano raffigurate come vecchie tessitrici scorbutiche.

Le decisioni delle Parcæ (Moire) erano immutabili: neppure gli Dei potevano cambiarle!

«Clotho colum retinet, Lachesis net et Athropos occat»
(Eberardo di Bethun –  «Graecismus»)
(Clotho tiene saldamente la rocca, Lachesis tesse e Athropos uccide)

Al nascere di ogni uomo, la più giovane delle tre, Κλωθώ (Clotho), detta «la Filatrice» (da κλώθω → filare), impone e avvolge sulla conocchia il pennecchio, cioè una certa quantità di lana, lino o canapa; la durata della vita di ogni uomo coincide con il periodo di tempo impiegato da Λάχεσις (Lachesis), detta «colei che assegna la Sorte» (da λαχεῖν → sorte), a filare, giorno e notte, lo stame della vita, ricevuto per provvidenza, che, al momento del suo compimento, viene inesorabilmente reciso con le forbici da Ἄτροπος (Athropos), detta «l’Inesorabile» (da ὰτρέπω → non più avvolgere, fermare la ruota che gira).

«Ma perché lei che dì e notte fila,
non gli avea tratta ancora la conocchia,
che Clotho impone a ciascuno e compila…»
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto XXI, 25-27)

… all’uomo

Volendo azzardare un parallelismo fra l’azione delle Parcæ e l’aspettativa di vita individuale, possiamo pensare che la qualità e la durata della nostra esistenza siano la risultante fra l’interazione delle energie prenatali che ci danno la vita e gli stressor che andranno a sfibrare e “consùmere” lo stame dell’esistenza individuale, fino a creare le condizioni per il sopravvenire del morbo: noi siamo il frutto dell’influenza reciproca che si crea fra la quantità di energia messa a nostra disposizione dal patrimonio genetico ancestrale, e l’humus intrauterino che, ospitando il seme e offrendo nutrimento e sostegno, determina la stamina e la forza vitale di ognuno di noi.

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