mesentere

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Dal latino mesenterium, derivato dal greco μεσεντέρον (mesenteron), composto da μεσο– (meso→mezzo, medio) e ἔντερον (énteron→intestino). Termine utilizzato per descrivere la principale plicatura membranosa del peritoneo che congiunge l’intestino tenue alla parete posteriore dell’addome, che accoglie l’arteria mesenterica superiore; si connette all’intestino mesenteriale, cioè il digiuno e l’ileo. La sua radice, inserzione sulla parete addominale, è una linea di 15-17 cm a direzione fortemente obliqua in basso e a destra, che parte dalla flessura duodeno-digiunale e raggiunge l’articolazione sacro-iliaca destra; nel suo decorso il mesentere passa davanti alla terza porzione del duodeno (porzione orizzontale), all’aorta addominale e alla vena cava inferiore, all’uretere e al muscolo grande psoas destri. L’attacco del mesentere sull’intestino tenue raggiunge i sei metri di lunghezza; dalla radice all’intestino il mesentere misura circa 20 cm.

Come tutti i ligamenti peritoneali, il mesentere è formato dall’accollamento di due foglietti (o lamine) mesenteriali: uno destro (che guarda in alto e a destra) e uno sinistro (che guarda in basso e a sinistra), nei quali passano i vasi sanguiferi, linfatici e i nervi propri dell’intestino mesenteriale; in corrispondenza dell’attacco all’intestino i due foglietti si separano, andando a costituire le lamine viscerali che accoglieranno il digiuno e l’ileo, organi intraperitoneali.

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