antiperistalsi

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ultimo aggiornamento: 4 giugno 2018 alle 17:31

Dal greco ἀντί (antí → contro) e περισταλτις (peristaltis), derivato da περιστέλλω (peristéllo → involgere, comprimere): contrazioni del tubo digerente, in senso antidromico. I movimenti peristaltici intestinali si instaurano con un meccanismo riflesso (riflesso mioenterico), per opera del Plesso sotto-mucoso di Meissner e del Plesso mio-enterico di Auerbach, situati nello spessore delle pareti intestinali: la loro intensità è anche influenzata dal nervo vago e dal Sistema Nervoso Simpatico. Alcuni movimenti antiperistaltici possono essere considerati fisiologici: il rimescolamento del chimo gastrico o del chilo intestinale, può dipendere dall’alternanza della motilità retrograda e dei movimenti ortodromici del contenuto luminale dell’organo, che, in associazione con la rotazione assile in senso antiorario, garantiscono l’amalgama del materiale indigesto con i succhi digestivi ed un suo migliore contatto con la mucosa assorbente; i movimenti peristaltici retrogradi hanno importanza particolare nel duodeno, poiché il reflusso del contenuto duodenale verso la stomaco permette la neutralizzazione dell’acidità gastrica. In seguito all’insorgenza di stimoli di natura psichica, tossica, infiammatoria, meccanica si possono invertire i movimenti fisiologici, assumendo il carattere di contrazioni disordinate o antidromiche, spesso accompagnate da crampi e dolori spastici. Il vomito è una forma di movimento antiperistaltico.

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