acidi grassi a catena corta

ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2020 alle 17:42

Chiamati anche SCFA, acronimo per “short chain fatty acids“, gli acidi grassi a corta catena sono acidi grassi saturi con una catena alifatica (catena carboniosa) composta da meno di 6 atomi di carbonio: generalmente, quando si parla di queste sostanze, ci si riferisce all’acido acetico (C2), all’acido propionico (C3) ed all’acido butirrico (C4); difficilmente presenti negli alimenti, sono prodotte a livello intestinale da fermentazione anaerobica, da parte del microbiota intestinale, a partire dai carboidrati complessi o dalle fibre alimentari come l’amido non digerito (amido resistente), la pectina ed i frutto-oligosaccaridi (FOS). Si stima che il contributo calorico di questi acidi grassi sia pari al 10% circa del fabbisogno energetico corporeo.

Vengono assorbiti dall’organismo a livello dell’intestino tenue, sia della mucosa del colon, e possono essere utilizzati come fonte energetica a livello locale o essere veicolati a livello epatico dal circolo portale: il butirrato (estere dell’acido butirrico), assieme alla glutammina, rappresenta la maggiore fonte energetica per il colon, tanto che la sua carenza determina atrofia della mucosa; l’acido butirrico svolge, incrementando anche il flusso ematico a livello locale, un’azione fondamentale nel garantire sufficiente energia alle cellule della parete, per prevenire fenomeni ulcerativi e favorire la riparazione della mucosa intestinale. Esiste una relazione fra disbiosi intestinale, con conseguente diminuzione della disponibilità di acido butirrico, e insorgenza di sindrome dell’intestino irritabile o di retto-colite ulcerosa: l’azione di questi acidi grassi a corta catena non si esplica solamente con l’incremento della vascolarizzazione o l’azione di sostegno energetico, ma anche attraverso modulazione della risposta immunitaria del GALT ed un’azione di controllo e regolazione dellasse ipotalamo-ipofisi-surrenalico (HPA axis)

Contrariamente agli acidi grassi a lunga catena (LCFA), gli SCFA non sono in grado di formare trigliceridi, composti da acidi grassi e glicerolo, o altre esterificazioni: gli acidi grassi a corta catena, così come acidi grassi a catena media (MCFA o MCT), vengono assorbiti come tali a livello intestinale e veicolati direttamente al fegato tramite la vena porta, essendo parzialmente solubili in acqua, a differenza degli LCFA, che sono inglobati nei chilomicroni ed assorbiti attraverso i capillari linfatici presenti negli spazi interstiziali intestinali, e attraverso la cisterna del Pecquet e il dotto toracico, accedono al circolo ematico tramite larteria succlavia.

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