reminiscenza emozionale

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definizione

Il ricordarsi in modo vago e impreciso di una cosa quasi dimenticata: mentre la memoria è il “serbatoio delle conoscenze”, la riminiscenza, definita da Platone “anamnesi”, è l’atto che trasforma il noto di cui non abbiamo memoria, da inconscio (non noto) allo stato conscio (conosciuto); Aristotele, dedica alla distinzione dei due concetti il breve trattato «Sulla memoria e la reminiscenza». Il lemma deriva dal latino reminiscentia, derivato di reminisci (→ ricordare).

Per reminiscenza si intende il ripresentarsi spontaneamente alla coscienza di contenuti precedentemente acquisiti e apparentemente obliati o il fenomeno per cui un comportamento appreso, in determinate condizioni, si ripresenta con intensità maggiore dopo un periodo di assenza di pratica.

reminiscenza emozionale

Può essere definita anche effetto trigger, una situazione che, fungendo da attivatore, riporta a galla ricordi nascosti, come se una sorta di grilletto fosse in grado di far scattare un “interruttore”; il riemergere emozioni del passato, capaci di innescare impressioni, di smuovere reazioni somato-emozionali o flashback a cui il corpo reagisce come se esistesse ancora una reale situazione di pericolo.

Un particolare fatto, un odore, un suono, un’immagine può scatenare l’associazione di ricordi, facendo affiorare la sofferenza del trauma pregresso, gravido di emozioni irrisolte, ma dimenticato: improvvisamente vengono annientate le difese e le compensazioni che avevamo costruito per evitare di rivivere il dolore; riporta alla luce la sensazione di malessere legata al passato, cui si sommano i disagi e le manifestazioni associate al dis-stress del presente.

In alcuni casi riemerge nitido il ricordo, la memoria di un evento specifico, un déjà-vu magari perso nel tempo: si accompagnano con la rievocazione dell’inquietudine, del disagio fisico ed emozionale già vissuti; altre volte è un’impressione, una sensazione, come il riecheggiamento di qualcosa lontano, una traccia che emerge dal passato, che non sempre riesce a spiegare il malessere da cui ci si sente avvolti. L’ansia, l’angoscia, gli attacchi di panico e le altre emozioni associate, possono essere una conseguenza dell’effetto trigger, una risposta somato-emotiva alla sensazione di pericolo che nasce dalla proiezione inconsapevole dell’esperienza passata sul presente, un promemoria del trauma, di cui, spesso, non ci rendiamo conto.

Frequentemente, se non si posseggono strumenti per fronteggiare il disagio somato-emozionale o se non ci si prende cura del problema, si possono manifestare stati di stanchezza cronica, difficoltà nelle relazioni interpersonali e irritabilità; talvolta subentrano aggressività o difficoltà decisionale, confusione, frequentemente associati a somatizzazioni che denunciano lo stato di logoramento, espressione del conflitto fra le dinamiche emotive irrisolte e le pressioni cui si è sottoposti nel presente.

terapia della reminiscenza

Attualmente il processo di riminiscenza viene utilizzato come terapia cognitiva per migliorare le funzioni cerebrali nell’anziano o nel malato di Alzheimer: la reminiscenza viene “provocata” attraverso sollecitazioni e guidata; il primo a notare la tendenza dell’anziano a raccontare il passato e ad intravedere la possibilità di usarla per trarne un beneficio è stato Butler che, nel 1963, considerava già l’attività della reminiscenza come una naturale espressione di un processo universale che riflette l’esigenza di fare un resoconto della propria vita. Alcuni autori si riferiscono a questo processo col termine “life-review” ed utilizzano un intervento che ha il fine di migliorare la qualità di vita del soggetto e le sue capacità di adattamento al presente.

Secondo Butler, questo racconto è un processo mentale cosciente di notevole importanza che consente all’anziano di collocare gli eventi della propria vita secondo la giusta prospettiva: la “terapia della reminiscenza” ha al centro i ricordi, punto di partenza per stimolare la memoria residua e riportare alla mente esperienze positive, avendo effetti positivi sull’autostima e sull’umore. Molti studi hanno dimostrato che la reminiscenza incrementa il benessere generale e soddisfazione nei confronti della vita: fra i vantaggi rientra lo sviluppo di strategie di coping, ovvero la capacità di fare fronte ai problemi e risolverli; altri benefici possono poi riguardare le funzioni cognitive come la memoria, che continua ad essere stimolata, e il linguaggio.

Nel 2005 Strinson e Kirk hanno indagato gli effetti della reminiscenza in un gruppo di anziani con depressione: i dati hanno evidenziato una correlazione positiva tra la partecipazione al gruppo di reminiscenza e il miglioramento della depressione; altri studiosi hanno ampliato la ricerca, dimostrando l’efficacia dell’utilizzo della reminiscenza come metodo di intervento precoce finalizzato a risolvere i primi segni di depressione.

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