xenobiotico

ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2019 alle 12:56

Dal greco ξένος (ksénos → straniero, estraneo, ospite) e –βιωτικός (-bïòtico → relativo alla vita): termine con cui si qualificano sostanze estranee alla normale nutrizione dell’organismo e al suo normale metabolismo; può indicare sia sostanze naturali ed in tal caso la nozione di xenobiotico è legata al tipo di organismo, come nel caso della nicotina, xenobiotico per l’uomo ma non per la pianta di tabacco, sia sostanze biologicamente attive sintetizzate ex-novo in laboratorio o semi-sintetiche, come ad esempio i sulfamidici, l’eroina, la saccarina.

Queste sostanze possono essere considerate, spesso, veleni oppure farmaci, assunti per ottenere un effetto terapeutico o per alterare i normali processi organici dell’organismo oppure possono essere in grado di avere effetti tossici sui patogeni che infestano chi li assume. Alcuni xenobiotici non devono essere considerati pericolosi e spesso non creano alcun problema se vengono rapidamente eliminate od escrete dall’organismo, come nel caso degli additivi alimentari che vengono comunemente usati nei prodotti di lavorazione industriale e che, normalmente, non vengono ingeriti dall’uomo come nutrienti.

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