gaslightee

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definizione

La vittima del gaslighting, una forma insidiosa e talvolta nascosta di abuso emotivo, una manipolazione psicologica maligna, in cui un gaslighter indebolisce e controlla un’altra persona (il gaslightee) deviando, distorcendo, destabilizzando e negando la sua realtà.

descrizione del gaslighting

Nel 2007, la dottoressa Robin Stern, psicoanalista americana della Yale University, ha coniato l’espressione “effetto gaslight” (“The Gaslight Effect: How to spot and survive the hidden manipulation others use to control your life” – Morgan Road Books,) per spiegare gli effetti a lungo termine del gaslighting ripetuto: una forma insidiosa e talvolta nascosta di abuso emotivo in cui un gaslighter indebolisce e controlla un’altra persona deviando, distorcendo e negando la sua realtà.

Una manipolazione psicologica maligna, violenta e subdola, nella quale vengono presentate alla vittima (gaslightee) false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione, sostenuta dal negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o attraverso la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima; concretamente, è un caso speciale di diversione basato su sottili manipolazioni verbali o gestuali (espressioni facciali, intonazioni, atteggiamento …) in cui l’abusante mette in dubbio ogni scelta, sentimento, emozione, valore del gaslightee.

Può essere definita anche come una «forma di violenza psicologica silenziosa, in cui si sperimenta angoscia, impotenza, frustrazione e si finisce per diventare vittime di un abuso senza accorgersene»; il gaslighting funziona come un’inversione dei ruoli di vittima e carnefice: l’obiettivo dell’abusante (gaslighter) è di sopprimere le reazioni di autodifesa del gaslightee per sfuggire alle sanzioni che gli spetterebbero, e continuare così a ripetere l’abuso: le conseguenze del gaslighting sull’oppresso/a possono essere molto gravi e includere un ampio spettro di problemi psicologici. Una forma di abuso nelle relazioni finalizzato a manipolare la realtà della vittima, confondendola e privandola della fiducia in sé stessa e nelle sue capacità cognitive, fino a dubitare delle proprie facoltà mentali; un “asservimento” od una “schiavitù percettiva”.

Le persone sottoposte a gaslighting possono iniziare a dubitare della propria memoria, della propria percezione e addirittura della propria sanità mentale: possono avere pensieri alterati e la sensazione che la loro capacità di percepire accuratamente la realtà sia stata erosa, patendo una notevole confusione, mentre, non di rado, il gaslighter continua a fomentare questa confusione, comportandosi come se fosse lui stesso la vittima; questo fa sì che il/la vero/a perseguitato/a dubiti sempre più delle proprie valutazioni e percezioni, sia su eventi interni che esterni, con una grave compromissione della fiducia nelle proprie capacità di giudizio, potendo giungere al punto in cui persino i ricordi personali sembrano nebulosi e costruiti, minando l’autostima, fino al punto di sentirsi inadatti e folli.

Frequentemente nasce un legame nocivo in cui il gaslightee, pur sentendosi inferiore e incompetente, considera l’aggressore come una figura di guida, un punto di riferimento da cui trarre insegnamento e crescita personale: l’idealizzazione è la grande trappola del gaslighting, spesso nutrita da manifestazioni paradossali come quella del love bombing, cioè una serie di dimostrazioni d’affetto al limite del paradossale in grado di attivare nel potenziale gaslightee meccanismi di sottomissione.

Questa forma di manipolazione può causare ansia, depressione, e può persino favorire lo sviluppo di un trauma psicologico; possono verificarsi anche problemi di paranoia e dissonanza cognitiva, perché le vittime ricevono messaggi contrastanti che rendono difficile distinguere la realtà dalla finzione.

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