barocettore

definizione

Detti anche pressocettori, i barocettori sono recettori neurosensoriali ad azione rapida, siti nell’atrio del cuore, nella tunica avventizia di importanti tratti arteriosi (arco aortico, seno carotideo …) e nel glomo carotideo: hanno il compito di raccogliere informazioni di natura fisica (talvolta anche chimica) e contribuiscono a indurre modificazioni della pressione arteriosa; fanno parte dei meccanocettori che rispondono a variazioni pressorie del sistema cardiovascolare ed intervengono nel funzionamento del riflesso barocettivo. I pressocettori venosi, sono localizzati nella parete dell’atrio destro ed a livello delle grandi vene che fanno capo ad esso.

I principali barocettori, responsabili della modulazione della attività cardiaca,sono costituiti da arborizzazioni di fibre afferenti ai centri cardio-inibitore e cardio-acceleratore vasomotore; sono localizzati alla biforcazione della carotide comune, innervati dal nervo glosso-faringeo, a livello dell’arco aortico, dell’arteria succlavia e dalla carotide comune destra e dalla carotide sinistra, tutti innervati dal nervo vago.

Lo stesso nome è dato ai propriocettori dislocati nel derma (corpuscoli di Golgi) e nei tessuti profondi (corpuscoli di Pacini), recettivi alle variazioni della pressione meccanica, comprese quelle connesse alle contrazioni muscolari; contribuiscono a fornire informazioni sulla posizione dei vari distretti corporei e a regolare i movimenti volontari.

fisiopatologia dei pressocettori vascolari

I barocettori rispondono specificamente allo stiramento di parete del vaso; possono essere suddivisi in:

recettori di bassa pressione (chiamati anche recettori di volume o recettori di stiramento o ancora volocettori): sono situati nelle grandi vene sistemiche, nei vasi polmonari, nelle pareti degli atri e dei ventricoli cardiaci.

Questi recettori rispondono ai cambiamenti di tensione della parete atriale e ventricolare: i barocettori a bassa pressione sono coinvolti nella regolazione della volemia (il contenuto complessivo di sangue dell’organismo) e sulla pressione vigente a livello del circolo polmonare; la volemia è un fattore determinante della pressione media in tutto il sistema, in particolare della pressione vigente a livello venoso, nel quale viene trattenuta la maggior parte del sangue. I recettori di bassa pressione esercitano anche uno stretto controllo: l’azione dei recettori di stiramento riduce al minimo le variazioni di pressione che possono seguire una variazione della volemia.

Lo stiramento dei barocettori stimola sia un aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) sia una diminuzione della secrezione dell’ormone antidiuretico (ADH) da parte dell’ipofisi posteriore, così come di renina e aldosterone: la diminuita secrezione di ADH comporta un incremento del volume di urina escreta: l’aumentata secrezione di urina comporta una contrazione della volemia che, a sua volta, determina una riduzione della pressione arteriosa; la distensione dei recettori atriali comporta un’aumenta secrezione di peptide natriuretico atriale (ANP), che promuove l’aumento di escrezione di acqua e sodio attraverso l’urina. I recettori atriali sono a fibre vagali mieliniche; un aumento di volume e di pressione dell’atrio ne comporta la stimolazione ed essi rispondono determinando un aumento della frequenza cardiaca mediato da efferenze simpatiche al nodo senoatriale.

recettori di alta pressione (o barocettori arteriosi seno-aortici): localizzati nell’arco aortico, poiché la pressione dell’aorta influenza il flusso di sangue in tutti gli organi del circuito sistemico, e nei seni carotidei, poiché la pressione delle carotidi influenza il flusso ematico al cervello, organo estremamente sensibile alle variazioni di flusso.

Quando la pressione trans-murale aumenta, i vasi sanguigni si espandono e le terminazioni sensoriali dei barocettori vengono stirate, inducendo una depolarizzazione dei terminali barocettivi; questi a loro volta generano dei potenziali d’azione, che vengono inviati al Sistema Nervoso Centrale mediante fibre afferenti: ad un aumento della pressione equivale un aumento della frequenza di scarica e ad un abbassamento della pressione corrisponde una diminuzione della frequenza.

Lo stimolo barocettivo invia informazioni relative alla pressione vasale al Sistema Nervoso Centrale (SNC), il quale, a sua volta, esercita un controllo sulla funzione vascolare attraverso fibre del sistema nervoso autonomo e variazioni ormonali, i quali hanno come bersaglio il cuore e i vasi sanguigni: è importante ricordare che la risposta dei barocettori arteriosi è modulata dalla simultanea interazione, a livello centrale, di impulsi afferenti provenienti da altre aree reflessogene che coinvolgono meccanocettori cardiaci, recettori cardiopolmonari e chemocettori, tutti coinvolti nella regolazione finale della pressione arteriosa media in relazione a variazioni di postura, esercizio fisico e dinamica respiratoria.

Nel caso in cui si verifichi uno stato di ipertensione, si attivano i recettori aortici che stimolano il centro cardio-inibitore ed inibiscono il centro vasomotore (simpatico), con il conseguente rilassamento della muscolatura liscia delle arterie: un aumento della pressione sanguigna arteriosa provoca in via riflessa, un aumento dell’attività neuronale vagale al cuore, cioè la conseguente diminuzione della frequenza cardiaca (bradicardia).; in caso di ipotensione i meccanismi sono opposti, quindi si osserverà un’intensa stimolazione del centro vasomotore.

Sebbene non sia mai stato definito compiutamente il range di normalità, la sensibilità barocettiva si riduce con l’avanzare dell’età ed è profondamente modificata da situazioni patologiche quali l’ipertensione, lo scompenso cardiaco e l’infarto miocardico; infatti, nonostante esistano diversi metodi automatici implicati nella regolazione della pressione arteriosa media, molti soggetti soffrono di ipertensione arteriosa sistemica: i barocettori sono parte del problema in quanto, in condizioni di ipertensione cronica, essi si adattano al maggiore valore pressorio e i meccanismi riflessi di regolazione lavorano quindi nel mantenere costante la pressione assestatasi ai nuovi elevati valori.

È stato dimostrato il ruolo dei riflessi barocettivi nel favorire la genesi di fenomeni aritmici, modulare la risposta emodinamica ad aritmie sostenute, e contribuire al peggioramento di numerosi disturbi del ritmo cardiaco; va considerato anche che l’attività fisica aerobica, «in progresso tempore», modifica il riflesso barocettore, andando a diminuire l’attività ortosimpatica, a favore di quella parasimpatica: la risultante sarà una bradicardia che diminuisce il carico di lavoro della pompa cardiaca, aumentando quindi la qualità di vita della persona.

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