confort zone

ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2020 alle 18:16

definizione

L’origine dell’espressione «confort zone» non è molto chiara, in quanto è un modo di dire abbastanza comune della lingua inglese, utilizzato per indicare un ambito in cui ci si trova bene; inizialmente veniva impiegato per indicare un intervallo termico che poteva essere considerato “neutrale”, cioè una temperatura che costringa l’organismo, per mezzo di adattamenti omeostatici, a contrastare l’eccessivo calore o il freddo estremo: ovviamente la «thermoneutral zone» e la «thermal comfort zone» rappresentano, da un lato, l’intervallo in cui possiamo vivere agevolmente e in cui passiamo la maggior parte del tempo mentre, dall’altro, sono assimilabili ad un set-point omeostatico.

Il termine inglese confort deriva, attraverso il francese, dal latino confortare, composto da cum (prefisso rafforzativo e, contemporaneamente indicante la partecipazione) e fortis (forte, potente), che significa letteralmente rendere forti: assume, nel tempo, l’accezione di dare forza per tollerare le avversità, lenire le sofferenze, consolare, tirar su di morale (o fisicamente), aiutare, esortare. Pertanto, quando parliamo di «confort zone» intendiamo non solo un ambito in cui ci sentiamo a nostro agio, ma dove proviamo un senso di tranquillità e di protezione che ci conferiscono la forza per affrontare le situazioni, sentendoci al sicuro.

L’etimologia latina permette, nella lingua italiana di utilizzare sia il lemma «confort» (più simile alla radice franco-latina), sia «comfort» (più anglofona).

l’ambivalenza della nostra zona sicura

Si potrebbe definire la «comfort zone» come una condizione somato-emozionale e mentale in cui ci troviamo a nostro agio, nel pieno controllo della situazione, con un senso di familiarità, senza essere pressati dallo stress o sperimentare alcuna forma di ansia.

Se da un lato rimanere in un contesto di serenità e sicurezza ci permette di ricostruire le nostre riserve e garantirci uno stato di ben-essere, dall’altro uscire “allo scoperto” ed affrontare il “lato oscuro”, “mollare gli ormeggi ed allontanarsi dalla riva” non deve essere necessariamente visto in un’ottica negativa.

Perché una persona dovrebbe desiderare di uscire dalla sua zona di comfort?

Sicuramente abbiamo bisogno di essere nella «comfort zone» quando sentiamo vulnerabili o indifesi, esauriti da situazioni di burn-out o surmenage; è piacevole potervici rilassare e crogiolarsi in un senso di appagamento e rilassamento, ma, talvolta, si corre il rischio di autolimitarsi, di mantenersi sempre entro confini della zona che riteniamo sicura, da cui abbiamo paura di uscire, rifuggendo il confronto o le sfide che possono offrirci l’opportunità di crescere.

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