Circuito di Papez

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Descritto nel 1937 dal neuroanatomista James Papez, è un “asse funzionale” che coinvolge, in sequenza, corteccia cerebrale-ipotalamo-talamo-corteccia, creando un percorso intracerebrale che si ritiene essere implicato nel controllo delle emozioni e della memoria. L’ipotesi è che i processi emozionali di origine corticale siano elaborati e poi trasferiti, attraverso il fornice, ai corpi mammillari dell’ipotalamo (dove le funzioni vegetative sono associate all’espressione delle emozioni), da cui raggiungerebbero il nucleo anteriore del talamo (reattività emozionale), irradiandosi poi alla corteccia del gyrys cinguli (dolore, regolazione dell’aggressività), a livello del Sistema Limbico; da qui le fibre nervose si portano all’ippocampo ventrale e sulla neocorteccia, determinando l’esperienza emozionale e eventualmente la sua registrazione mnesica (memoria). Le strutture coinvolte nel circuito di Papez rientrano in un insieme che già nel 1878 Paul Broca aveva definito “lobo limbico”; Papez, definisce il lobo limbico come il centro integrativo superiore delle emozioni, laddove esse vengono coordinate con i livelli cognitivi: la sua teoria valorizza le interconnessioni tra le strutture del lobo limbico e la relazione di queste con l’ipotalamo e la corteccia, spiegando sia la mutua dipendenza tra emozioni e livello cognitivo, sia le espressioni somatiche e psichico-comportamentali dei fenomeni emozionali. Di fatto possiamo definire l’esistenza di un “flusso del pensiero”, una via, attraverso cui i segnali sensoriali in entrata (informazioni percettive) vengono trasmessi lungo vie nervose che attraverso il talamo giungono alla neo-cortex, dove lo stimolo viene percepito ed i ricordi vengono attivati, coinvolgendo le aree della corteccia sensoriale che attiveranno la corteccia cingolata. Contemporaneamente si può riconoscere un “flusso delle emozioni”, caratterizzato da segnali provenienti dalle aree sensoriali, trasmessi all’ipotalamo, con l’attivazione di risposte fisiche) e da qui poi al talamo anteriore per raggiungere la corteccia cingolata. 

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