stereognosia

Termine derivato dal greco στερεο- (stèreo- → solido, spaziale, tridimensionale), derivato dall’aggettivo στερεός (stereós → fermo, solido, tattile), e -γνωσία (-gnōsía → conoscenza), derivato dal tema di γιγνώσκω (→ conoscere): facoltà di identificare gli oggetti mediante il contatto a occhi chiusi, ovvero di riconoscere, al tatto, la forma, le dimensioni, la consistenza, la natura di un oggetto per mezzo del contatto (epidermico, ma anche palpatorio); l’individuazione del tipo di superficie di un oggetto dipende dalla sensibilità tattile cutanea, mentre quella della forma e delle dimensioni anche da recettori profondi. L’identificazione, che può avvenire anche in assenza di informazioni visive od uditive, viene definita, talvolta,  percezione aptica, descrivendo la capacità di localizzare nello spazio: deriva dalla combinazione tra la percezione tattile, data dal contatto cutaneo sulla superficie degli oggetti, attraverso cui viene letta la conformazione, la consistenza, l’aspetto, le dimensioni, le caratteristiche spaziali, la temperatura con la propriocezione che deriva dalla posizione della mano (o del distretto corporeo coinvolto), rispetto all’oggetto. I disturbi della stereognosia sono riconducibili a lesioni a livello della corteccia, delle fibre fra talamo e corteccia, del tronco cerebrale, delle colonne posteriori del midollo spinale, dei nervi sensitivi periferici: la mancanza della sola sensibilità tattile, cioè dell’incapacità di riconoscere un oggetto servendosi del tatto, è detta stereoagnosia o agnosia tattile. Nel Cranio-Sacral Repatterning®, la stereognosi è quella particolare capacità di costruire un ologramma mentale, attraverso la capacità stereotattica, basandosi sulle percezioni o grazie alle sensazioni generate dall’ascolto epicritico; tale abilità è fondamentale per l’identificazione di eventuali cisti energetiche o aree di restrizione fasciale che condizionano l’espressione del ritmo cranio-sacrale o della funzionalità neurovascolare.