percezione aptica

ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2020 alle 1:25

etimologia – significato

Dal greco ἁπτικός (haptikόs → predisposto ad essere toccato ma anche capacità di venire in contatto con qualcosa) derivato da ἅπτω (haptόs → tocco, esprimendo un’azione, ma anche palpabile) associato a -ικός (-ikós → suffisso sostantivante): può essere definita come la capacità di mutuo contatto tra il sé e l’altro da sé (incluso l’ambiente; deve essere considerata una funzione superiore connessa con il senso del tatto e della percezione spaziale e dell’ambiente.

Letteralmente potrebbe essere definita come la capacità di entrare in contatto, riconoscere o afferrare qualcosa, grazie all’utilizzo della percezione mediata dall’esplorazione attiva delle superfici, ottenuta anche attraverso la mobilizzazione degli oggetti; deve essere distinta dalla percezione tattile passiva, che deriva dal contatto statico, non dinamico e non finalizzato.

Il termine “aptico” venne coniato dallo psicologo Max Dessoir, nel 1892, per descrivere le esperienze sensoriali connesse al concetto di “tocco”; nel 1968 J. J. Gibson definì il “sistema aptico” come “la sensibilità dell’individuo nei confronti del mondo che circonda il suo corpo, mediata dall’esperienza corporea soggettiva”, sottolineando la stretta interazione fra movimenti corporei e percezione aptica, enfatizzando come, quest’ultima, debba essere considerata una forma di esplorazione spaziale attiva, cioè una forma di “propriocezione fisiologica estesa” dell’ambiente, direttamente proporzionale alle forze coinvolte nel contatto.

percezione aptica- stereognosi – apprendimento

La percezione aptica deriva dalla combinazione della percezione tattile, che induce una sensazione cutanea, con la propriocezione, che determina la consapevolezza della posizione nello spazio di ciò che viene toccato: è grazie alla stereognosi, che possiamo identificare non solo ciò che ci circonda o le entità con cui veniamo in contatto, ma anche determinare l’organizzazione e l’uso dello spazio, della distanza e del territorio nei confronti degli altri (prossemica): possiamo tenere in mano un oggetto, con un atteggiamento passivo che comporta sensazioni tattili oppure possiamo esplorare l’oggetto con le dita, identificarlo e usarlo.

Il modello aptico di apprendimento, può essere definito come l’insieme di azioni di contatto corporeo con l'”altro da sé”: può essere considerato uno dei bisogni fondamentali della specie umana, che dedica una considerevole quantità di tempo alla scoperta attraverso il prolungato contatto fisico, evento che, nell’ambito delle relazioni interpersonali, mantiene relazioni di affiliazione, dominanza e sottomissione. Le sequenze di contatto reciproco, formate da più azioni di contatto, ripetitive, compiute in modo reciproco nell’ambito dell’interazione fra due individui, possono essere considerate forme di percezione aptica,  che comporta la scoperta reciproca ed ha funzione di supporto affettivo all’interno di una relazione di parità.

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