ematemesi

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ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2016 alle 23:20

Parola composta da emato-, dal greco αμα (aímasangue), ed emesi, dal greco ἔμεσις (émesisvomito). Manifestazione di vomito ematico, cioè caratterizzato dalla presenza di sangue proveniente  dai primi tratti del canale digerente, generalmente sopra il legamento di Treitz, come l’esofago, lo stomaco o il duodeno: qualora l’emorragia riguardi la porzione più alta del canale alimentare e il sanguinamento sia di una entità tale da venire espulso con l’emesi prima di venire ossidato dal pH acido dello stomaco, il sangue appare di colore rosso vivo, come avviene, ad esempio, come conseguenza del sanguinamento di varici esofagee, ulcera peptica o esofagite con ulcerazioni. Anche in corso di epistassi, il sangue deglutito può anche causare vomito ematico.

Se il tempo di emorragia si prolunga e la perdita non è di entità tale da stimolare immediatamente il vomito per stiramento delle pareti gastriche, l’emoglobina presente nello stomaco viene degradata ad ematina ad opera dell’acido cloridrico e il sangue assume un colorito più scuro, simile alla colorazione del caffè (vomito caffeano). Segni associati all’ematemesi possono essere enterorragia e melena. L’ematemesi è sempre un segno importante, ma la sua gravità dipende dalla quantità, dall’origine e dalla rapidità dell’emorragia: una manifestazione massiva, con vomito di volumi superiori ai 500 ml di sangue, può essere potenzialmente letale.

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