ipolacrimia

Dal greco ὑπο-(ypo-→prefisso che indica quantità inferiore al normale)  e δάκρυμα (dákryma→lacrima). Termine utilizzato per descrivere una ridotta produzione di lacrime, che può essere primaria o secondaria: le ghiandole, per un’atrofia (parziale o totale) o per alterazioni, spesso su base ormonale, non producono più a sufficienza liquido lacrimale e l’occhio diventa più o meno secco. Tutto ciò causa un maggior traumatismo dovuto al continuo movimento delle palpebre sulla superficie oculare ad ogni ammiccamento ed una insufficiente detersione della stessa da corpi estranei o germi; venendo a mancare anticorpi e lisozima, componenti delle lacrime ad alto potere battericida, il rischio di contrarre infezioni, anche da germi comunemente innocui, è assai elevato.

Fra le ipolacrimie primarie si annoverano manifestazioni oculari di una malattia generale autoimmune, come ad esempio lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, sclerodermia o, in particolare, la Sindrome di Sjögren. Fanno parte delle ipolacrimie secondarie quelle dovute ad un’eccessiva vaporizzazione del film lacrimale come le blefariti, le congiuntiviti, l’uso protratto di lenti a contatto, la ridotta secrezione dovuta a farmaci, l’ipovitaminosi A, o l’uso protratto di colliri. La produzione di lacrime diminuisce con l’avanzamento dell’età per la progressiva atrofizzazione delle ghiandole lacrimali; anche i nuovi equilibri ormonali indotti dalla menopausa, provocano  una progressiva atrofia della loro porzione secernente delle ghiandole lacrimali. Nei quadri caratterizzati da ipolacrimazione si trovano anche le manifestazioni conseguenti a lesioni neurologiche quali quelle della divisione oftalmica del nervo trigemino (come nelle neuropatie) o i danni del nervo intermedio o del nervo grande petroso (componente parasimpatica).

Talvolta, i pazienti affetti da ipolacrimia lacrimano copiosamente (soprattutto in presenza di cheratite, danno alla superficie corneale): il liquido lacrimale è però molto acquoso, contiene poche componenti mucose ed evapora velocemente lasciando la cornea esposta all’azione di agenti esterni.

 

 

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