intussuscezione

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Dal latino intus (→ dentro) e suscipĕre, (→ accogliere, l’atto di ricevere), sinonimo di invaginazione o introflessione: grave condizione patologica che colpisce alcuni distretti dell’apparato digerente; il termine indica il fenomeno per cui una porzione di intestino scivola all’interno di un’altra porzione di intestino immediatamente adiacente, ovvero la penetrazione di un segmento intestinale in quello immediatamente precedente o successivo, come può avvenire con un telescopio. Il tratto che migra vien detto intussusceptum, o “invaginato”, mentre il segmento che accoglie la migrazione prende il nome di intussuscipiens.

L’intussuscezione è una grave condizione medica, che richiede un trattamento tempestivo, se si vuole evitare il peggio (blocco intestinale seguito da perforazione intestinale): il fenomeno è più comune nei neonati o nei giovani che non nei soggetti adulti, prediligendo il sesso maschile; negli adulti circa il 5% di tutte le occlusioni intestinali son dovute a invaginazione, mentre nel feto l’invaginazione intestinale con gangrena e riassorbimento della porzione invaginata è stata riconosciuta come causa possibile di atresia intestinale. Nei giovani, le sue cause sono spesso sconosciute; negli adulti, invece, i suoi fattori scatenanti sono sempre ben identificabili e consistono in condizioni come i polipi intestinali, le aderenze intestinali, il morbo di Crohn e i tumori intestinali.

L’intussuscezione può avere luogo in un qualsiasi tratto dell’intestino, anche se sembra esistere una “predilezione” per l’intestino tenue e, nello specifico, per la porzione immediatamente precedente l’intestino crasso, ossia l’ileo, a livello della Valvola Ileo-Cecale, o nel digiuno: i possono distinguere in semplici (ileo-ileali), doppie (ileo-ileo-coliche) e complicate (infartuate, perforate), in fredde (asintomatiche) o calde (sintomatiche); i tipici sintomi dell’intussuscezione sono dolore addominale, nausea, vomito, feci miste a sangue e muco (“feci a gelatina di ribes”), febbre, diarrea, sonnolenza e letargia, fino allo sviluppo, nei casi più gravi, soprattutto nei neonati fra i 6 mesi di vita e i 3 anni di età, di ostruzione intestinale, perforazione intestinale e peritonite.

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