R.I.C.E.

ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2020 alle 20:23

definizione

Solitamente gli infortuni sono caratterizzati da edema: emorragie, incremento del volume del liquido sinoviale fino all’idrartro, versamento sierico da infiammazione o la combinazione di più elementi, generano un aumento pressorio nei tessuti che agisce da stimolo algogeno; l’incremento della pressione limita anche la mobilità articolare, inficia la trasmissione neurologica, inibendo la muscolatura e alterando le percezioni recettoriali. Un tempestivo intervento è in grado di influenzare gli esiti di un infortunio o di una impact injury ed accelerare i tempi di recupero.

Per questo è possibile utilizzare quella che viene chiamata la tecnica R.I.C.E., acronimo di Rest – Ice – Compression – Elevation; attualmente si tende a trasformare questo approccio in P.R.I.C.E. aggiungendo anche Protection, per sottolineare la necessità di prevenire ulteriori danni o la ritraumatizzazione dell’area interessata dal danno.

Rest (riposo) – interrompere l’attività che ha causato lesioni, prendendosi una pausa da qualsiasi attività ad alta intensità o ad alto impatto ed evitando di sovraccaricare le strutture coinvolte; se si vuole continuare l’attività fisica (sconsigliata) è opportuno utilizzare esercizi finalizzati all’allentamento dello stress posturale o di stretching, anche se l’ideale è mettere subito a riposo completo la parte che ha subito il trauma: il dolore è una strategia del sistema nervoso per prevenire ulteriori danni causati dal movimento. Un detto dialettale dice: «Bràz al còl, e gamb a lèt», ovvero «braccio al collo, gamba a letto», indicando la necessità di immobilizzare la parte “malata” per favorire il recupero; nonostante sia stato dimostrato che la mobilizzazione sia decisamente più efficace della immobilità completa in termini di cicatrizzazione tissutale, quando questa è eccessiva o non graduale può trasformarsi in sovraccarico funzionale, inficiando gravemente i processi cicatriziali e la rivascolarizzazione tissutale.

Ice (ghiaccio) – in caso di trauma acuto, caratterizzato dalla formazione di gonfiore, ematomi o stravasi emorragici, l’applicazione immediata di ghiaccio per periodi di 15 ÷ 30 minuti ogni ora, per le successive 4 ore dal trauma o più volte al giorno può aiutare a ridurre il gonfiore e gestire il dolore (blanda azione anestetica); il ghiaccio dovrà essere applicato in maniera uniforme sulla zona del trauma, ricoprire un’ampia zona circostante l’area infiammata e possibilmente fra i ghiaccio vivo e la cute deve essere interposta una pezzo di stoffa, per prevenire l’irritazione della pelle o crio-ustioni.

Compression (compressione) – il mantenimento di una pressione sulla parte infiammata durante l’applicazione ripetuta del ghiaccio e l’utilizzo di una fasciatura elastica compressiva negli intervalli, può aiutare a prevenire ulteriori gonfiori e a ridurre il dolore; la compressione, adeguata e non eccessivamente costrittiva, è consigliabile per un periodo di almeno le 24 ÷ 48 ore, dopo il trauma; osservando attentamente che la pressione esercitata o il gonfiore non crei problemi circolatori.

Elevation (elevazione) – Mantenere la parte infiammata al di sopra del livello del cuore, così da favorire il ritorno venoso ed evitare ulteriori accumuli di sangue, si ritiene possa indurre benefici, soprattutto se si parla di lesioni ad una gamba; annullare la forza di gravità e prevenire il ristagno ematico, migliorare il drenaggio linfatico non solo riduce la pressione causata dall’edema ma accelera il processo di guarigione.

Con Protection (protezione ) si vuole sottolineare qualunque mezzo o strumento finalizzato all’immobilizzazione provvisoria (tutori o ortesi) o alla protezione della zona interessata dall’infortunio.

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