pressione intracranica

Detta anche pressione endocranica, è l’espressione delle forze esercitate sulle superfici interne del cranio, somma delle pressioni dipendenti dalle tre componenti fondamentali presenti a questo livello: il parenchima cerebrale, composto dalle cellule gliali e dal tessuto nervoso, dal sangue e dal fluido cerebro-spinale. Secondo la teoria di Monro-Kellie, vista la scarsa comprimibilità delle strutture nervose e la ridotta espansibilità della teca cranica, i principali componenti che fungono da “compensatori pressori” sono il liquido cefalo-rachidiano e, in misura minore, il sangue: l’organismo cerca di mantenere la pressione intracranica stabile, modulando il volume del liquor, grazie all’equilibrio tra produzione e assorbimento dello stesso, anche se qualunque variazione dell’emodinamica cranica può incrementarla in modo significativo; infatti, se si effettua una compressione delle vie di deflusso ematico (vene giugulari), come avviene nel test di Queckenstedt, o se si verifica un aumento della pressione toraco-addominale, come accade negli episodi di tosse intensa, nello sblocco dell’ipertono diaframmatico, o per mezzo della manovra di Valsalva, è possibile osservare un rialzo dei valori pressori a carico, prevalentemente, della componente liquorale. In queste situazioni, l’aumento generalmente è transitorio, mentre modifiche al volume di una o più strutture contenute nel cranio possono portare allo sviluppo di ipertensione endocranica, una patologia accompagnata da segni clinici importanti e potenzialmente mortale; esistono anche casi di ipotensione endocranica, in genere non particolarmente significativa da un punto di vista clinico, che può verificarsi a seguito di una perdita occulta di liquido cefalo-rachidiano verso un’altra cavità del corpo o per la fuoriuscita del liquor dagli spazi subaracnoidei.

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