corticotropin releasing factor

ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2020 alle 18:26

L’ormone di rilascio della corticotropina, abbreviato in CRH, acronimo di Corticotropin Releasing Hormone, conosciuto anche come CRF, ovvero Corticotropin Releasing Factor), chiamato anche corticoliberina: ormone polipeptidico ipotalamico, nonché un neurotrasmettitore, coinvolto nella risposta agli stress; prodotto dalle cellule neuroendocrine dell’ipotalamo in risposta allo stress, è rilasciato dalle terminazioni di tali neuroni nell’eminenza mediana dell’adenoipofisi. La sua secrezione dipende essenzialmente da stimoli nervosi eccitatori o inibitori che giungono all’ipotalamo dal sistema limbico, dalla formazione reticolare, da neuroni noradrenergici del tronco encefalico: ormone essenziale per l’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrenale, sistema multicentrico di coordinazione delle risposte espresse dal sistema nervoso attraverso la modulazione dell’attività ormonale, in risposta allo stress; essendo il fulcro della risposta neuro-endocrina agli stimoli ambientali, riceve afferenze provenienti dagli organi di senso.

Viene prodotto dalle cellule neuroendocrine nel nucleo ipotalamico paraventricolare (PVN), in particolare a livello dell’eminenza mediana del tuber cinereum, e direttamente nella circolazione portale ipotalamo-ipofisaria: entra nei capillari primari del circolo portale dell’adenoipofisi, attraverso cui viene veicolato alle cellule corticotrope che, in risposta, rilasciano corticotropina (ACTH) e altre sostanze biologiche, come le β-endorfine; una volta che l’ACTH entrata nel circolo ematico sistemico, giunta alla corticale del surrene, stimola la produzione degli ormoni surrenali, in particolare quella dei glucocorticoidi come il cortisolo.

Il CRH ha anche funzioni di neurotrasmettitore, in quanto utilizzato dalle terminazioni nervose di neuroni del nucleo paraventricolare, del nucleo centrale dell’amigdala, della stria terminale e del locus ceruleus.

Il CRH è sintetizzato anche dalla placenta, svolgendo un ruolo nella gestazione e nella preparazione al parto: la sua produzione a livello placentare è inibita dal progesterone, mentre viene stimolato dalle catecolamine e dai glucocorticoidi, facendo supporre che il suo aumento sia direttamente legato al travaglio.

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