calprotectina

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ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2019 alle 18:30

Proteina presente in grande quantità nei granulociti neutrofili, dotata di attività batteriostatica e micostatica, paragonabile a quella degli antibiotici: per questo l’abbondanza di questa sostanza nei globuli bianchi di questo tipo e la sua attività antimicrobica ne suggeriscono un ruolo rilevante nelle funzioni difensive dell’organismo.

Presente nel siero, nella saliva, nel liquido cerebrospinale, nelle urine ed, in concentrazioni inferiori, nei monociti e nei macrofagi; queste cellule, similmente ai granulociti neutrofili, sono globuli bianchi preposti a fagocitare (quindi ad inglobare, digerire e distruggere) particelle estranee; sia i granulociti neutrofili che i macrofagi hanno la capacità di secernere mediatori chimici della risposta infiammatoria.

La titolazione della sua concentrazione nelle feci è importante per poter valutare l’eventuale presenza di fenomeni infiammatori a livello intestinale: in presenza di processi flogistici, la calprotectina viene rilasciata a seguito della degranulazione dei granulociti neutrofili, aumentando la sua concentrazione a livello fecale; il suo incremento è una conseguenza diretta della reazione immunitaria cellulo-mediata a seguito di un danno della mucosa. Il dosaggio della calprotectina fecale  offre il vantaggio di poter identificare la presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), dette anche IBD (inflammatory bowel disease), quali la retto-colite ulcerosa, il morbo di Crohn o le cosiddette “coliti indeterminate“: in queste patologie il livello di calprotectina nelle feci è generalmente molto elevato, mentre nei soggetti affetti da sindrome dell’intestino irritabile (IBS), la concentrazione è decisamente inferiore rispetto a quella riscontrato nei pazienti con malattia flogistica attiva e acuta.

L’aumento della concentrazione è riconducibile ad una incrementata escrezione dei granulociti neutrofili, attraverso la mucosa intestinale, nelle feci: il suo incremento a livello fecale, oltre che per la presenza di processi infiammatori intestinali, può aumentare in patologie di carattere flogistico, presenti in differenti porzioni del tubo digerente come nel caso di malattie peptiche ulcerose, esofagiti, diverticolitienterocoliti infettive e in neoplasie del tratto gastro-enterico.

Diversi studi hanno dimostrato che elevati livelli di calprotectina nelle feci hanno un significato predittivo migliore, per le MICI, rispetto ad altri markers tipici dell’infiammazione, quali PCR e VES: il suo dosaggio è in grado di evidenziare precocemente stati infiammatori, anche alla presenza di forme così lievi da non essere sufficienti a modificare i valori degli altri due markers; a differenza di altri marcatori fecali di flogosi, è stabile a temperatura ambiente ed è estremamente resistente alla degradazione operata dal microbiota, caratteristiche che fanno di essa un marker ideale, pur essendo del tutto aspecifico, cioè non è in grado di fornire informazioni sull’agente eziologico dell’infiammazione. Altro aspetto importante, che contribuisce ad elevare l’utilità diagnostica di questo esame, è l’indipendenza dei valori fecali dalle flogosi presenti in altri distretti dell’organismo, che al contrario possono provocare un innalzamento dei succitati marcatori sistemici di infiammazione.

Il fatto che le concentrazioni fecali di calprotectina risultino aumentate nelle neoplasie del tratto gastro-intestinale, in particolare nel cancro colo-rettale, giustifica la maggior affidabilità della sua identificazione come test di screening, rispetto alla messa in evidenza di sangue occulto nelle feci.

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