micropsia

ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2020 alle 16:19

definizione

Condizione neurologica che influenza la percezione visiva umana, in cui gli oggetti appaiono molto più piccoli di quanto non siano realmente: le cause neurologiche della micropsia comprendono l’emicrania, il delirio febbrile e (raramente) l’epilessia parziale complessa (che colpisce il lobo temporale); sono possibili cambiamenti nella percezione come conseguenza dall’assunzione di droghe o nell’intossicazione da farmaci, che normalmente scompaiano a seguito dell’eliminazione degli agenti chimici che li hanno prodotti, anche se l’uso prolungato di cocaina può lasciare effetti residui cronici di micropsia. Alcuni fenomeni dissociativi sono legati alla micropsia, e possono causare disturbi cerebrali di lateralizzazione.

Alcune patologie oculari possono causare micropsia: infatti può essere il segno di una tensione della retina, come avviene nel distacco di retina; alcune volte è causata da una distorsione ottica dell’immagine nell’occhio, o dall’uso di occhiali.

Fa parte delle metamorfopsie ed è l’opposto della macropsia; derivato dal greco μικρός (mikrós  → piccolo) e ὄψις (ópsis → vista), dalla radice ὀπ– (op– → vedere): viene detta anche micropia, allucinazione lillipuziana o allucinazione microptica.

La macropsia e la micropsia sono presenti nel racconto «Alice nel Paese delle Meraviglie», di Lewis Carroll: Alice, dopo l’ingestione di «fungo rosso e bianco», contenete muscimolo, un alcaloide psicoattivo contenuto dall’Amanita Muscaria e dall’Amanita Pantherina, comincia ad avere forme allucinatorie che la portano a vedere persone molto piccole (allucinazione lillipuziana) o molto grandi (macropsia) manifestando quella che lo psichiatra britannico John Todd, nel 1955, definì la A.I.W.S., ovvero la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie.

 

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