citochine

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ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2019 alle 22:26

Dal greco κύτταρο (kyttaro → cella) e κίνησις (kínesis → movimento, attività); Dudley Dumonde e Barry Bloom, nel 1969, propose il termine “linfochinine” per descrivere le proteine prodotte dai linfociti e “monochine” quelle derivate da macrofagi e monociti: in seguito divenne evidente la presenza di una classe più ampia di sostanze proteiche che svolgevano un’azione di mediatori nei meccanismi difensivi dell’organismo. Venne quindi coniato il nome “citochine” per includere tutte queste molecole ad azione di mediatori polipeptidici, non antigene-specifici, che fungono da segnali di comunicazione fra le cellule del sistema immunitario e fra queste ed i diversi organi e tessuti.

Le citochine sono prodotte in risposta ad uno stimolo e sono in grado di modificare il comportamento di altre cellule inducendo nuove attività come crescita, differenziazione e morte: la loro azione è prevalentemente locale, ma talvolta può manifestarsi su tutto l’organismo; possono avere un effetto autocrino (modificando il comportamento della stessa cellula che l’ha secreta), o  un effetto paracrino (modificano il comportamento di cellule adiacenti). Alcune citochine possono invece agire come sostanza endocrina, modificando il comportamento di cellule molto distanti da loro. Pur avendo una emivita, in genere, di pochi minuti, i loro effetti biologici possono perdurare nel tempo.

Le citochine possono essere classificate utilizzando criteri diversi, comprendenti caratteristiche di tipo strutturale, classe di recettori riconosciuti e loro caratteristiche funzionali:

  • citochine emopoietiche (fattori di crescita dell’emopoiesi o CSF);
  • citochine infiammatorie primarie (IL-1 e TNF);
  • citochine antinfiammatorie o immunosoppressive (IL-10 e TGF-β);
  • citochine infiammatorie secondarie (chemochine);
  • citochine dell’immunità specifica (IL-2).

Un particolare tipo di citochine sono le batteriocine, piccoli peptidi sintetizzati dai ribosomi di alcuni batteri, che dimostrano un’attività batteriostatica o battericida su altri ceppi microbici.

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