acuità visiva

ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020 alle 21:43

definizione

L’acutezza visiva, chiamata anche visus (dal latino, con il significato di “vista”) è una delle abilità principali del sistema visivo:  è definita come la capacità dell’occhio di risolvere e percepire dettagli fini di un oggetto, ossia l’attitudine a cogliere come distinte due immagini puntiformi (detta anche potere risolutivo dell’occhio);  tale facoltà discriminativa è tanto più accentuata quanto più le immagini elementari retiniche possono avvicinarsi senza produrre un’impressione unica, vale a dire quanto più piccola è l’immagine retinica capace di dare una visione distinta.

L’occhio è in grado di distinguere come separati due punti disegnati su un foglio e allontanati progressivamente solo fino a una certa distanza, al di là della quale li distinguerà come un punto solo; poiché la distanza fra i due punti sottende un certo angolo con vertice nel punto nodale dell’occhio e poiché con l’allontanarsi dei due punti dall’occhio diminuisce l’ampiezza di tale angolo, esiste un angolo visivo minimo che deve essere sotteso tra i due punti perché l’occhio li distingua come separati: esso viene definito come angolo del minimo separabile. Noi distinguiamo gli oggetti dai loro dettagli, e ciascun dettaglio deve quindi sottendere un angolo visivo che non sia inferiore a quello del minimo separabile.

visus e acromatopsia

Dato che i coni sono concentrati nell’area maculare della retina, essi permettono la visione centrale: un difetto nel sistema dei coni porta ad un’acuità visiva molto inferiore rispetto al normale, soprattutto per la visione da lontano.

L’acuità visiva degli acromati congeniti dipende dalle condizioni ambientali (luce, contrasto, riflessi): nelle  condizioni più favorevoli, non supera il 10% del normale; anche in caso di  discromatopsia si può osservare una diminuzione del visus.

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