“esiste un solo bene,
la conoscenza,
e un solo male,
l’ignoranza„
(Socrate)

ultimo aggiornamento: 10 settembre 2017 alle 22:39

verba volant …

Tutte le parole posseggono un senso profondo, nella nostra esistenza: vivono una propria vita, speciale e distinta, anche quando le pronunciamo, distrattamente, senza nemmeno riflettere su quello che stiamo dicendo … quando le evochiamo, così, come per caso, mentre pensiamo a qualcos’altro, e, sbadatamente, lasciamo che si mostrino indipendentemente da ciò che vogliamo veramente comunicare, solo perchè siamo negligenti e non abbiamo voglia di “scegliere” il termine corretto.

Lessemi … escono dalla nostra bocca, come un complesso di suoni articolati per esprimere un pensiero, un’emozione che si precisa e determina nel contesto d’una frase, di una sentenza, di un afflato: le parole, o meglio, il modo con cui escono dalla nostra bocca, con un suono, un fonema, riescono a esplicitare il nostro stato d’animo .. il nostro pensiero … non solo ciò che pensiamo di dire …

Eppure, oltre alle nostre emozioni, abbiamo la necessità di comunicare dei significati, dobbiamo essere capaci di dare un senso certo alle nostre parole, dare un nome a ciò che vogliamo scrivere, per essere sicuri di essere compresi: soprattutto quando non c’è più il suono, ma il silenzio, che lascia spazio alla mente, di interpretare … soprattutto quando non esiste più il fonema, la melodia della parola, ma solo il morfema, il segno scritto, un segmento linguistico che, una volta tracciato, scolpisce un contenuto, immutabile.

conoscenza

Quando non comprendiamo, dobbiamo dare un nome a ciò che non conosciamo, in modo da poterlo distinguere e designare, per ingabbiare le nostre paure ed esorcizzare il mistero, ovvero ciò che è segreto e chiuso alla nostra conoscenza …

… ma “nominare” l’ignoto non è “cum prehendĕre”, cioè accogliere in sé e farlo proprio: talvolta ci identifichiamo con Adamo, a cui Dio dona il potere di identificare con un attributo mistico e potente, il nome, ogni essere vivente, cosicché possa dominarlo.

Allo stesso modo, noi cerchiamo di esorcizzare la nostra paura dell’incognito, battezzando ciò che non conosciamo nel tentativo di soggiogarlo … anche se, in realtà chiamarlo per nome, non ci dona il potere di farlo nostro e assimilarlo …

Molti si accontentano: non vogliono conoscere il significato delle parole. O si limitano a riempirsi la bocca con suoni, per sembrare “uomini saggi” … Ma la parola descrive, evoca esperienze, crea immagini, proietta scenari, genera realtà alternative e mondi visionari: attiva i nostri neuroni specchio, permettendo l’evoluzione del nostro linguaggio in uno strumento di comunicazione delle informazioni, frutto non solo delle conoscenze acquisite, ma delle competenze e dell’esperienze. L’errata scelta delle parole genera mancanza di comprensione, condiziona il “nostro mondo”; crea eventi e differenti realtà … perchè un problema è un problema, ma una sfida può essere un’opportunità …

L’attuale depauperamento del linguaggio, l’ordinarietà del parlare distratto, la sua vacuità e la sua imprecisione, fa sì che ogni parola possa avere migliaia di significati differenti, divenendo “insignificante”, portandoci all’illusione paradossale di comunicare socialmente, dicendo le stesse cose, quando invece, allontanandoci dal significato profondo della parola, creiamo una babele di lingue asociali. 

In verità, “è impossibile conoscere gli uomini senza conoscere la forza delle parole” (Sigmund Freud), perchè sapere significa capire, ma anche “dare sapore” cioè prendere in sé, dopo aver lungamente “masticato” e fatto proprio il gusto e l’esperienza.

“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita“ (Federico Fellini): noi vogliamo creare un linguaggio comune, vogliamo provare a trasformare le nostre esperienze, le conoscenze che abbiamo acquisito, le competenze che abbiamo raggiunto in un insieme di parole che ci permetta di comprendere, di condividere, di capire … vogliamo avere il coraggio di sapere, come enuncia l’esortazione latina di Ovidio, che abbiamo scelto come nostro motto: “Aude Sapere“! … e come l’Araba Fenice, attraverso il fuoco purificatore, rinnovare un linguaggio insignificante, cosicché “post fata resurgo (dopo la morte, rinasco), per fare spazio alle parole che vogliamo “mettere in comune”, con chi avrà la pazienza di dedicarci un po’ di tempo ed energia … perchè “La dedizione è ciò che trasforma una promessa in realtà:le parole annunciano a lettere cubitali le nostre intenzioni, ma sono i fatti che esprimono ciò che realmente pensiamo, più forte di ogni parola.

Se vorrete scoprire con noi le “nostre parole”, vi invitiamo, aprendo le porte della grotta magica in cui è conservato il nostro  “thesaurus“; vi esortiamo a  condividere la nostra lingua, la “glossa” attraverso cui comunichiamo …

francesco gandolfi

“la conoscenza non è il possesso della verità
ma di un linguaggio coerente„
(Antoine de Saint-Exupéry)

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