cromoestesia

Dal greco χρῶμα (chròma → colore) ed αἴσθησις (aisthēsissensazione): fenomeno percettivo caratterizzato dall’insorgenza di una immagine visiva, frequentemente caratterizzata da colori, che si manifesta in modo automatico ed involontario, come conseguenza della percezione di suoni; in senso più generale indica l’associazione di  una percezione cromatica con altre modalità sensoriali (uditive, olfattive, gustative, tattili). I colori “visti” non sono di tipo illusorio, ma sono, piuttosto, simili a immagini mnemoniche; spesso viene chiamata anche “audizione colorata”, per descrivere, il sopravvenire di una immagine visiva in seguito a uno stimolo acustico: deve essere considerata, a tutti gli effetti una sinestesia.

Può verificarsi sia in condizioni di normalità, sia come conseguenze di sostanze psicotrope, sia come effetto di un disturbo neurologico della percezione. L’associazione fra specifici suoni (in termini di timbro, tono o pitch [altezza]) e determinati colori è, usualmente, idiosincrastica, tendendo ad essere costante nel tempo; pur essendo assolutamente individuale, anche se, statisticamente parlando, è possibile riconoscere una correlazione fra i suoni acuti e colori più brillanti e luminosi o una connessione fra i suoni più bassi e tinte più cupe o scure, indicando la possibile esistenza di un meccanismo neuro-sensoriale sottostante.