autotrofia

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ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2017 alle 15:49

Dal greco αὐτός (aftós → stesso) e –τροϕία (trophía → stato di nutrizione) da τροϕ (trophé → nutrimento), derivato di τρέϕω (trépho → nutro): capacità degli organismi di nutrirsi autonomamente, cioè di fabbricare le sostanze organiche necessarie alla propria sopravvivenza, elaborando alimenti inorganici mediante assunzione d’energia dal mondo inorganico, non derivante da sostanze organiche assimilate.. Gli organismi autotrofi, detti anche olofitici, utilizzano una fonte di energia esogena ambientale per l’organicazione (la sintesi di sostanze organiche a partire da sostanze inorganiche): se l’energia utilizzata è quella luminosa, come nelle alghe, nelle piante verdi e nei batteri fotosintetizzanti, il processo di sintesi viene indicato col termine di fotosintesi; se l’energia è chimica, come per alcuni gruppi di batteri, si parla di chemiosintesi. Gli organismi  autotrofi si contrappongono a quelli eterotrofi, che dipendono da fonti esterne per la produzione di molecole organiche necessarie come fonte energetica o costituenti organici, potendo vivere esclusivamente saprofiticamente o parassiticamente: i primi appartengono tipicamente al mondo vegetale, batterico o protozoario, i secondi ai differenti regni, utilizzando una nutrizione saprozoica, cioè assorbendo sostanze organiche disciolte nell’ambiente, o olozoica, cioè necessitando di sostanze organiche già sintetizzate, come gli animali.

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