osteoclasia

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Detta anche osteoclastia, dal greco ὀστέον (ostéon → osso) e κλάσις (klásis → rottura): processo di riassorbimento e distruzione del tessuto osseo a opera degli osteoclasti; in condizioni fisiologiche, in associazione con l’attività osteogenica degli osteoblasti,  tale processo svolge un ruolo importante nel modellare e organizzare l’architettura del tessuto osseo, in risposta alle sollecitazioni meccaniche cui è sottoposto, permettendo il ricambio e gli adattamenti funzionali del tessuto osseo. Gli osteoclasti si dirigono, sotto lo stimolo di fattori inibitori e attivatori in equilibrio dinamico, verso il tessuto osseo da riassorbire: durante questo processo vanno incontro ad apoptosi e, venendo rimossi dai macrofagi, preparano la superficie ossea all’azione di nuovi fattori di crescita che stimolano l’ostosi promossa dagli osteoblasti. L’osteoclasia può venire esaltata in condizioni patologiche, al punto da comportare gravi alterazioni strutturali e abnorme fragilità dell’osso: l’osteoporosi e le fratture, ad esempio, l’accentuano, mentre l’osteosclerosi la rallenta; l’iperparatiroidismo accentua il riassorbimento osseo, mentre gli estrogeni lo inibiscono. Il termine viene utilizzato anche per designare l’intervento chirurgico finalizzato a produrre artificialmente una o più fratture ossee, allo scopo di correggere una deformità congenita o acquisita; attualmente si utilizza più frequentemente l’osteotomia.

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