enantiodromia

definizione

Il gioco degli opposti nel divenire, cioè la concezione secondo la quale tutto ciò che esiste passa nel suo opposto; il concetto filosofico fu sviluppato per primo da Eraclito di Efeso: «ciò che si oppone conviene, e dalle cose che differiscono si genera l’armonia più bella, e tutte le cose nascono secondo gara e contesa». Dal greco ἐναντιοδρομία, composto di ἐναντίος (enantios → opposto) e δρόμος (dromos → corsa, la via che collega) significa letteralmente corsa nell’opposto.

Eraclito, nel V sec. a.C., aveva individuato i contrari come una serie di opposizioni che si verificano col passare del tempo, con questo chiaro esempio: «le cose calde si raffreddano, le cose umide si rinsecchiscono…»: nell’armonia di contrari, il filosofo greco trovava il principio della realtà che è mutabile e si può percepire grazie al continuo divenire; questa opposizione, detta anche dottrina dei contrari, è la legge secondo cui si cambia in un continuo e inspiegabile processo. Due forze opposte si completano quando in un’azione reciproca trovano equilibrio: tutti i fenomeni fisici, gli avvenimenti e la vita sulla terra, hanno luogo grazie a forze opposte che oscillano da una parte e dall’altra, in un continuo susseguirsi: ogni cosa ha una fine e nel tempo diventa il suo opposto.

Lo psichiatra e psicanalista svizzero Carl Gustav Jung, utilizzò il termine per indicare il manifestarsi, specialmente in successione temporale, del principio opposto inconscio: «Questo fenomeno caratteristico si verifica quasi universalmente là dove una direttiva completamente unilaterale domina la vita cosciente, così che col tempo si forma una contrapposizione inconscia altrettanto forte, che dapprima si manifesta con un’inibizione delle prestazioni della coscienza e in seguito con un’interruzione dell’indirizzo cosciente».

Per Jung, quanto più una persona si spinge ad un estremo di se stesso e si identifica in esso, tanto più, col tempo, si ritroverà a confrontarsi con la dimensione opposta: Jung si ispira a Eraclito come colui che ha scoperto questa legge psicologica, ovvero la funzione regolatrice dei contrari, secondo cui ogni cosa sfocia prima o poi nel suo contrario; Jung  definisce questo concetto in uno dei suoi saggi più famosi, «Psicologia dell’inconscio» dove identifica l’enantiodromia con l’essere lacerati in coppie di contrari.

Quando, a livello di coscienza, si tende a privilegiare unilateralmente un solo lato di sé, ecco che prima o poi il lato opposto, inascoltato, finirà per irrompere dall’inconscio, con violenza, per poter ristabilire l’equilibrio, fine a cui la psiche sempre aspira: la caduta nell’opposto; è la legge del rovesciamento verso l’opposto che rende possibile la congiunzione delle metà nemiche di cui è fatta la personalità.

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