avulsione tendinea

Dal latino avulsiōnem, derivato da avellĕre (→ strappar via), è un termine utilizzato originariamente nel diritto per indicare il distacco, spesso violento: indica l’atto di estirpare o asportare una struttura anatomica od una sua parte; il termine sottintende la presenza di un’azione forzata e coercitiva, come nel caso di uno strappo o di una rottura o strappo.

Si parla di avulsione tendinea in presenza di una lesione traumatica, in genere distorsiva, causata dalla presenza di intense trazioni esercitate sul tendine a livello dell’entesi; molto spesso non è sufficiente la presenza di sollecitazioni intense a livello inserzionale, in quanto è necessaria una concomitante  disergia o una dissinergia dei vettori applicati a livello tendineo; infatti la semplice trazione, in genere, provoca lo stiramento dei fasci connettivali presenti, mentre la divergenza dei vettori agenti, provoca una distorsione dell’asse motorio.

Se ammettiamo che il tendine sia posto lungo la direzione in cui si esprime la forza di un muscolo possiamo immaginare che esista una retta che congiunge un ipotetico centro di azione con il punto di resistenza esercitato dall’osso: a livello di questo ipotetico punto, dove si esplica l’attività delle unità motorie, si esprime il vettore principale dell’azione muscolare; qualora le forze coinvolte abbiano versi contrastanti rispetto alla direttrice di movimento, si può esercitare una tensione in grado di svellere l’entesi prossimalmente all’ancoraggio delle fibre connettivali nella matrice ossea. Talvolta la reiterazione di traumatismi subliminali può causare la formazione di micro-avulsioni inserzionali, distacchi parcellari del tendine, con possibile vacuolizzazione delle fibre collagene e insorgenza di entesopatie degenerative.

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