Semeiotica Kinesiopatica
(Modena – 23÷25 febbraio 2018)

ultimo aggiornamento: 27 aprile 2018 alle 15:46

Semeiotica Kinesiopatica:
… oltre la conoscenza tecnica …
verso la comprensione della persona

Quando il malessere spinge una persona a rivolgersi ad un kinesiopata, per affrontare quei grandi o piccoli disagi che minano il proprio benessere, come si dovrebbe comportare un “professionista del ben-essere“?

Come identificare quali aspetti, siano essi fisici, emotivi o biochimici, necessitano attenzione, per poter ritrovare un maggior equilibrio?

In che modo, un “artigiano della salute” può intervenire per riequilibrare le “capacità allostatiche” o le potenzialità individuali, per ritrovare non solo la miglior omeostasi possibile, ma incrementare l’espressione ottimale delle risorse personali?

Sicuramente il primo passo è quello di effettuare una corretta “valutazione kinesiopatica“: la semplice conoscenza di “tecniche” efficaci non è sufficiente per garantire che il processo di facilitazione verso un benessere “essenziale” ed una maggiore salute sia efficace; in primis è necessario che il kinesiopata sia in grado di valutare il quadro d’insieme che sta alla base della disarmonia.

L’ascolto attivo, da parte del professionista, è un elemento fondamentale per raccogliere le informazioni sulla persona, utili per costruire un “quadro anamnestico kinesiopatico“, che va ben oltre il semplice elenco delle patologie a cui gli operatori sanitari sono interessati: se le informazioni riguardanti lo stato di salute e le malattie pregresse sono un elemento importante, anche per poter valutare se sia necessario l’intervento di operatori sanitari competenti, la conoscenza dello stile di vita è uno degli elementi, altrettanto rilevanti, per identificare le aree che richiedono attenzione da parte del kinesiopata.

La “semeiotica kinesiopatica” è una valutazione dei “segni” manifestati da quell’insieme somato-emozionale, che comunemente chiamiamo “corpo”: indicazioni che permettono, a chi sa interpretarli, di “leggere quello che comunichiamo al di là delle parole, negli atteggiamenti, nell’incedere, nel gesticolare, attraverso i “sintomi“, i “malanni“, le “malattie” o le “idiosincrasie” … che permettono al kinesiopata di leggere quell’insieme di normalità e di dissonanze che costituiscono il divenire della quotidianità di ognuno di noi, alla base di ogni disarmonia. In pratica che ci permettono di “conoscere”, cioè di effettuare una “diagnosi“, dal greco διά (diá → attraverso) e γνωσις (gnōsis → riconoscere), ben diversa dall’inquadramento patognomonico dell’operatore sanitario: ci aiutano a riconoscere le cause dello squilibrio e delle disarmonie attraverso il riconoscimento della persona che si cela dietro esse. 

Kinesiopatia Clinica:
pragmatismo e sensibilità
al “capezzale” di  chi è
alla ricerca di benessere & salute

La “valutazione kinesiopatica” è solo il primo passo che il “professionista del ben-essere” deve compiere, per capire il proprio interlocutore e  le sue esigenze: l’acquisizione di tutte le informazioni utili a comprendere la sua storia clinica devono integrarsi con una visione d’insieme degli squilibri energetici e somato-emozionali, che travalicano necessariamente la “visione sanitaria”: quando il malessere spinge una persona a rivolgersi ad un kinesiopata, spesso ricerca un “artigiano della salute” che lo aiuti ad affrontare quei grandi o piccoli disagi che minano la “qualità della vita“. Sicuramente i dati, i documenti e le informazioni mediche non possono essere ignorati, ma questi sono solo un tassello in un più ampio puzzle di indicazioni utili a trovare il “bandolo della matassa” alla base del “male di vivere ogni giorno”.