pirosi

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ultimo aggiornamento: 14 giugno 2016 alle 15:20

Dal gr. πύρωσις (pýrōsis  →bruciore, combustione), derivato da πυρόω (pyróo →fuoco, arsura) e –ωσις (-ōsis è una desinenza sostantiva verbale, che indica uno stato). Patologica sensazione di bruciore e/o dolore, in corrispondenza dello sterno o a dell’epigastrio, talvolta irradiata dal cardias fino al faringe, con o senza eruttazione e rigurgito in bocca di materiale acido dal gusto acre, spesso accompagnato da scialorrea ed eventuale reflusso liquido. Talvolta la pirosi può causare fenomeni irritativi dell’albero bronchiale.

Spesso dipendente dal rigurgito di materiale gastrico o dal transito di gas acidi che risalgono nella porzione inferiore dell’esofago. Si manifesta nell’ipercloridria (per sovrabbondanza di acido cloridrico libero), o, paradossalmente, nell’ipocloridria e nell’achilia gastrica, in quanto la mancata acidità gastrica induce fenomeni fermentativi e putrefattivi del chimo gastrico, con conseguente produzione di acidi ed alcoli che incrementano l’acidità dell’ambiente gastrico e la formazione di gas, con conseguente aerogastria.

La pirosi può insorgere spontaneamente o come conseguenza dell’ingestione di alimenti irritanti o dell’assunzione di di farmaci: è nota la relazione fra la gastrite, associata o meno a pirosi, e i FANS o gli steroidi. Se la pirosi è secondaria a malattie come l’esofagite da reflusso in genere compare quotidianamente e qualsiasi fattore in grado di facilitare il reflusso, come per esempio chinarsi in avanti, determina la comparsa del disturbo; ostacoli allo svuotamento gastrico, il decubito notturno o la presenza di ernia iatale (ernia propria o da scivolamento) possono aumentare la pirosi.

 

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