muscolo:
un sistema integrato

ultimo aggiornamento: 1 agosto 2017 alle 10:09

il sistema muscolare

Le attività fisiche che noi compiamo ogni giorno sono il risultato della contrazione muscolare: l’attività dei muscoli ci consente di rispondere a qualsiasi cambiamento che si verifichi sia al nostro interno, sia nell’ambiente in  cui viviamo; le risposte motoria alle modificazioni del nostro ecosistema, sono necessarie per garantire l’omeostasi o l’allostasi corporea.

Attraverso il movimento, il nostro sistema corporeo, è in grado di 

 

necessarie esigenze . 

attuando ciò che il sistema nervoso

Le funzioni della muscolatura sono principalmente l’espressione del movimento ed il mantenimento della postura attraverso la stabilizzazione delle articolazioni; grazie alla sua struttura, il muscolo, è in grado di esprimere la forza adattativa in forma vettoriale.

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Il sistema muscolare propriocettivo

Le attività fisiche che noi compiamo ogni giorno sono il risultato della contrazione muscolare: l’attività dei muscoli ci consente di rispondere a qualsiasi cambiamento dell’ambiente, adattandoci, attraverso il movimento. Le funzioni della muscolatura sono principalmente la determinazione del movimento ed il mantenimento della postura attraverso la stabilizzazione delle articolazioni; grazie alla sua struttura, il muscolo, è in grado di esprimere la forza adattativa in forma vettoriale.

Muscŭlus, da cui deriva il termine muscolo, origina dal greco μῦς (mýs), che vuol dire topo, oltre che, appunto muscolo); la parola vuole descrivere il rapido guizzare, tipico dei roditori, che viene evocato da certi movimenti muscolari, rapidi e repentini.

muscoloIl muscolo è una struttura contrattile specializzata nell’avvicinare due o più strutture ossee unite da una articolazione comune; un organo capace di contrarsi, sotto uno stimolo adeguato, grazie all’insieme delle strutture da cui è costituito: fibre muscolari, ognuna delle quali consta di fibrille più piccole (miofibrille), che a loro volta constano di elementi minori (miofilamenti), di diametro variabile, permettendo di evocare risposte modulate multivettoriali. 

 

unità motoria

Secondo la definizione di Charles Sherrington, postulata nel 1925, è l’associazione tra un motoneurone e tutte le fibre muscolari da esso innervate: in dettaglio l’unità motoria è costituita dal soma del motoneurone, situato nel midollo spinale, col suo pirenoforo; dall’assone, che con altre fibre nervose, in fasci, costituisce i nervi periferici; dalle fibre muscolari innervate dallo stesso e dalla giunzione neuromuscolare (placca neuromotrice), che attiva la contrazione muscolare, a seguito dell’impulso nervoso. Ogni fibrocellula dell’unità motoria è dotata di una sola placca motrice (giunzione neuromuscolare, tra il nervo e la fibra), il che esclude l’interazione reciproca delle unità motorie; da ciò consegue che, allo stimolo di un motoneurone corrisponde una contrazione simultanea di tutte le fibre da esso innervato, l’unità motoria è la quantità minima di tessuto muscolare che il sistema nervoso può controllare, ovvero l’unità funzionale del movimento: l’entità elementare e non ulteriormente suddivisibile, che costituisce l’unità minima dei sistemi motori alla base dell’azione, rappresenta l’essenza dell’atto minimale, del gesto infinitesimale che il nostro sistema nervoso può concretizzare. Dal punto di vista fisiologico l’unità motoria può essere definita come il “quantum” funzionale minimo dell’apparato neuromuscolare: fibre muscolari appartenenti a una medesima unità si contraggono in maniera sincrona, secondo la legge del “tutto o nulla”. Un motoneurone può controllare differenti quantità di fibre muscolari: all’aumentare delle esigenze di controllo del movimento, diminuiscono il numero di fibre presenti nell’unità motoria (e si incrementa la quantità di sensori recettoriali, quali i fusi muscolari, per grammo di muscolo); minore è il numero di fibre presenti nell’unità motoria, maggiore è la delicatezza e precisione nel movimento. Le unità motorie non si contraggono simultaneamente, ma agiscono in maniera asincrona, per prevenire il fenomeno di affaticamento e garantire l’erogazione contrattile nel tempo. L’unità motoria rappresenta la parte effettrice dell’arco diastaltico.

 

 

Fuso neuromuscolare

Questa struttura è costituita da cellule altamente specializzate frammiste alle fibre muscolari; il compito di queste cellule è quello di comunicare il cambiamento della lunghezza muscolare e la sua effettiva lunghezza finale. Le fibre svolgono una azione afferente, con effetto facilitatore della contrazione del muscolo stesso e dei muscoli sinergici, ed una azione efferente che permette una costante progressività  di movimento. La struttura della cellula a fuso è posta indicativamente nel ventre muscolare, in genere, la parte più  carnosa del muscolo.

Una pressione marcata su questa zona, con direzione centripeta, ha una azione inibitoria sulla contrazione muscolare, mentre una pressione verso le estremità  ha un effetto di rafforzamento sul muscolo. Infatti, in questo caso, i centri midollari ricevono una informazione di allungamento del muscolo e, anche attraverso gli stessi fusi, facilitano la contrazione del muscolo.

schema-fuso

Organo muscolo-tendineo di Golgi

L’organo muscolo-tendineo di Golgi è un recettore distensione, incapsulato, situato in corrispondenza della giunzione tra il muscolo ed il tendine: consiste in una matassa di fibre poste nel tendine, a ciascuna estremità del muscolo, circondate da uno spazio linfatico. La tensione che si ripercuote sul tendine nel movimento, viene registrata ed inviata ai centri midollari per evitare che una contrazione eccessiva possa danneggiare il muscolo stesso od altre strutture: il loro effetto è prevalentemente inibitorio.

L’organo muscolo-tendineo di Golgi è posto in serie con le fibre muscolari, rispondendo agli effetti esercitati sul tendine dalla tensione muscolare totale, sia essa generata dallo stiramento o dalla contrazione: la sua azione inibitoria favorisce lo sviluppo di contrazioni isotoniche

Per inibire la contrazione muscolare (presente ad es. negli spasmi muscolari, nei crampi o negli stati di sovraffaticamento muscolare con dolori tensivi) si effettua una pressione centrifuga sull’origine e sull’inserzione del muscolo: questo comunica al sistema nervoso una sovradistensione del muscolo che viene così, temporaneamente, “disinserito”. La tonificazione avviene effettuando il movimento opposto.

Il suo uso è di fondamentale importanza nei traumi o nelle lesioni muscolari anche se non bisogna dimenticare che, pur potendo diminuire notevolmente il dolore, la lesione è ancora presente e, quindi, il muscolo è ancora sofferente. Un’altra applicazione è quella di allentare la tensione in un muscolo (ad esempio un muscolo ischio-crurale) e stimolare il suo antagonista (in questo esempio, il muscolo quadricipite femorale); è comunque una tecnica utile per tonificare qualsiasi muscolo, essendo sufficiente conoscere l’origine e l’inserzione del muscolo.

Il muscolo psoas possiede una origine difficilmente raggiungibile; per applicare questa tecnica allo stesso, occorre massaggiare il punto di inserzione con la gamba distesa: flettere completamente la gamba col ginocchio sul petto, ridistendere la gamba e massaggiare lo stesso punto, divenuto punto di origine. In Kinesiologia Applicata, l’origine di un muscolo è la parte che rimane fissa, mentre l’inserzione è la porzione muscolare che muove l’arto.

corpuscolo del Pacini

Questi recettori, posti a livello tendineo, articolare e periostale, sono addetti a rilevare la pressione esercitata su un capo articolare. La stimolazione rapida di questi recettori inibisce la contrazione muscolare.

nota: talvolta, i muscoli sovraffaticati risentono di microscopici “strappi” delle fibre con conseguente riduzione della forza esercitabile, dolore e rigidità; una pressione marcata sui punti di inserzione ossea tende a  “riaccendere” il muscolo.

 

arco diastaltico

 

arco diastaltico riflessoDal greco da δια (diá → attraverso, per mezzo di) e στέλλω (stéllo → partire, circolare, prepararsi), col significato di “interporsi”, più che da διασταλτικός (diastaltikós → comunicativo, espansivo). Termine utilizzato per descrivere l’arco del riflesso nervoso presente a livello spinale e nei nervi cranici; si parla di arco in quanto la rappresentazione grafica della fibra sensoriale afferente al centro nervoso (contenuto nel midollo spinale o nel tronco encefalico) da cui si diparte la fibra efferente eccito-motoria connessa, ricorda un segmento di circonferenza. L’arco diastaltico rappresenta un sistema di coordinamento tra uno stimolo sensitivo e la reazione dell’organismo, attraverso l’unità motoria o l’attivazione della risposta adattativa endocrina: costituisce un mezzo automatico di adattamento alle condizioni ambientali e di regolazione delle sue prestazioni. Quando uno stimolo qualsiasi, attraverso la stimolazione di un recettore, dà luogo a un impulso nervoso, questi, grazie una fibra afferente centripeta sensitiva, raggiunge il neurasse (midollo spinale o tronco encefalico) dove tramite connessione sinaptica (sinapsi), attiva un neurone eccito-motorio; la risposta, tramite una fibra centrifuga motoria, viene portata in periferia, dove un effettore innesca l’azione adattativa: tale elemento può essere un muscolo o una ghiandola, a cui arriva l’assone del neurone efferente, così che uno stimolo applicato alla periferia provocherà una pronta risposta consistente in una contrazione muscolare o in una secrezione ghiandolare. Si definisce azione riflessa quando l’impulso percorre almeno due neuroni, uno che dalla periferia lo porta al centro (cioè al sistema nervoso centrale) e l’altro che dal centro lo riporta alla periferia, senza che vi sia coinvolgimento dei centri nervosi superiori. Se l’arco diastaltico è composto da neurone afferente e neurone efferente tramite una sola sinapsi, si parla di riflesso semplice (o riflesso monosinaptico). I neuroni sensitivi raramente si interfacciano direttamente col quella eccito-motoria, ma si trovano interposti altri neuroni che vengono chiamati interneuroni (o neuroni intercalari): in realtà sul neurone efferente convergono fibre da altre parti del nevrasse, in modo da modulare la risposta in base alle influenze provenienti da altre aree del sistema nervoso e attraverso percorsi diversi, sui quali saranno intercalate sinapsi in numero e di tipo variabile. In questi casi si parla di a. riflesso polisinaptico, in quanto numerose sono le connessioni sinaptiche che si stabiliscono. L’automatismo è attuato dai neuroni che assicurano la diffusione o irradiazione della risposta. Infatti, l’impulso proveniente dal neurone afferente si dirigerà non solo su un neurone efferente dello stesso lato, ma anche ad altri neuroni controlaterali o di differenti neuromeri. L’azione riflessa che così ne deriva sarà un’azione complessa. Quando il neurone efferente invia impulsi a un muscolo scheletrico, l’arco riflesso viene detto somatico (o motorio) quando il neurone efferente sovraintende l’attività di un tessuto muscolare liscio, di un tessuto ghiandolare, l’arco riflesso è detto autonomo. Le funzioni dell’arco diastaltico non sono sottoposte al controllo in quanto lo stimolo, scatena rapidamente la risposta riflessa prima ancora che l’informazione, attraverso collegamenti più complessi e vie nervose più lunghe, possa giungere alla corteccia cerebrale per essere identificato a livello di coscienza.