Il “Cervello Trino”
ed il controllo
neuro-vascolare

ultimo aggiornamento: 29 marzo 2017 alle 18:24

Il neurologo e neuro-scienziato Paul Donald MacLean, nel suo volume dal titolo “Evoluzione del cervello e comportamento umano”, ha elaborato la tesi che il sistema nervoso sia una struttura trinitaria (“Triune Brain”), nel senso che consta di tre formazioni sovrapposte: il Cervello Rettiliano (definito Proto-Rettiliano, R-Complex o, anche, Archi-Encefalo), il Cervello Limbico (Paleo-Mammaliano o Paleo-Encefalo) e il Neo-Cervello (Neo-Mammaliano o Neo-Encefalo).

In pratica l’idea è che il cervello si sia sviluppato attraverso un processo di stratificazioni successive, come quando si crea un covone di paglia, in cui gli strati che lo formano si poggiano su quelli precedenti: le strutture originarie, più arcaiche, semplicemente vengono “ricoperte” da altre più moderne che sovrappongono integrazioni, aggiunte funzionali ed estensioni, in grado di effettuare elaborazioni più articolate, senza che avvengano radicali modifiche strutturali (una teoria che ha un analogo con l’architettura di sussunzione dell’intelligenza artificiale).

Il modello di riferimento è il processo evolutivo dominante in natura, basato su meccanismi conservativi, come avviene, ad esempio, nello sviluppo del genoma dove le differenze fra specie evolute e animali più primitivi sono, tutto sommato, minime: nel DNA, infatti, la diversificazione ed evoluzione delle specie non corrisponde tanto ad una sostanziale modifica del codice genetico, ma piuttosto all’incremento delle sequenze che controllano l’espressione dei geni. Allo stesso modo il sistema nervoso meno evoluto non viene sostituito, ma integrato da strutture con compiti di controllo della funzioni.

MacLean propone la presenza di tre grandi “salti” evolutivi: lo sviluppo di una forma di “cervello primitivo” nei rettili, che rappresenta il primo vero miglioramento filogenetico rispetto agli animali privi di un sistema nervoso centrale, a cui si susseguono due integrazioni successive; le “estensioni” del sistema nervoso, come spesso avviene nell’ampliamento degli edifici, vengono aggiunte esternamente al nucleo originale.

La matrice più arcaica (definita rettiliana) è il nucleo iniziale e più “caudale” da un punto di vista embrionale, a cui si sovrappone il Sistema Limbico (chiamato spesso “cervello viscerale”, definito anche Circuito di Papez); il tutto risulta “incluso”, come all’interno di una conchiglia, da parte della componente più “rostrale” (anteriore, nell’embrione) del sistema nervoso, il Neo-Pallidum (neo=nuovo, pallidum=strato).

Cervello evolutivo

È innegabile che la Neo-Cortex (la porzione di cervello che è contraddistinta da circonvoluzioni e solchi), ed in particolar modo l’area frontale, sia aumentata di estensione, volume e importanza negli animali superiori, caratterizzati da una maggiore gerarchia e organizzazione sociale.

L’idea di MacLean è che il cervello sia organizzato in strati funzionali con compiti di controllo e, soprattutto, di inibizione sulle strutture più arcaiche: ogni nuovo strato di neuroni, più moderno da un punto di vista filogenetico, agisce inibendo quello sottostante, più antico evolutivamente parlando.

Si pensa che il Cervello Rettiliano incarni il centro fondamentale del sistema nervoso, essendo costituito dalla parte superiore del Midollo Spinale, da parti del Mesencefalo, dal Diencefalo, dai Gangli della Base e da strutture definite come appartenenti al Corpo Striato. Rappresenta la parte più antica del cervello e può essere considerato responsabile delle risposte primitive di reazione, legate all’aggressività, alla sopraffazione dell’antagonista, anche in forma violenta, e alle pulsioni distruttive o auto-distruttive, manifestando da un punto di vista comportamentale una preferenza per la routine, per le risposte stereotipate basate sull’esperienza o per le azioni rituali.

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Il Cervello Paleo-Mammaliano, o Sistema Limbico, è un’evoluzione del sistema nervoso primitivo, poiché permette agli animali, che ne dispongono, mezzi migliori per affrontare l’ambiente; in pratica esprime la capacità di adattamento primario all’ecosistema, attraverso l’integrazione delle percezioni olfattive e le emozioni basilari che determinano i comportamenti individuali.

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È grazie al Sistema Limbico che si sviluppa la memoria a breve, l’autocoscienza e l’integrazione fra il sistema nervoso autonomo-vegetativo e quello neuro-endocrino.

Attraverso le vie dopaminergiche mesencefaliche è correlato ai fenomeni di gratificazione (quindi risente dell’effetto di certe droghe, che agiscono sui recettori degli oppioidi endogeni, abbondanti in queste strutture cerebrali). Le vie noradrenergiche limbiche sono responsabili degli attacchi di panico, ansia, paura di morire, senso di soffocamento e de-realizzazione, tutti sintomi che si rinvengono nelle crisi epilettiche della corteccia limbica, così come i circuiti limbico-frontali sono coinvolti nei meccanismi di presa di decisione in base a reazioni emozionali.

Le fibre colinergiche limbiche sono fondamentali per il mantenimento della memoria e le lesioni di tali nuclei portano a disturbi della stessa, come nelle demenze, mentre la degenerazione dei circuiti cortico-striato-talamici è associata all’insorgere di sindromi schizofreniche.

La complessità di queste connessioni lo pone al centro del Sistema Nervoso, consacrandolo a essere l’interfaccia fra la parte primordiale del nostro essere e la parte evoluta: agisce come regolatore dell’R-Complex, attraverso stimoli di natura inibitoria, mentre gestisce le informazioni che vengono inviate al Neo-Cervello.

Il Cervello Neo-Mammaliano è ciò che ci dà la nostra peculiare qualità umana: cioè la capacità di capire, comprendere, imparare e apprendere, ricordare, comunicare, creare; serve ad elaborare idee nuove, soluzioni intelligenti e creatività. È questo il cervello propriamente “umano”, mentre gli altri due sono definiti, da MacLean, cervelli “animali”. La Neo-Cortex è la sede del linguaggio ed è coinvolta nella gestione dei comportamenti che permettono ad una persona di affrontare situazioni nuove ed inaspettate, oltre alla capacità di proiettare il pensiero verso il futuro, analizzando le situazioni del presente o del passato. La specie umana deve il pensiero cosciente alla Neo-Corteccia: è la sede dell’autocoscienza, delle concezioni dello spazio e del tempo, delle connessioni di causalità e di costanza.

L’attività del cervello Neo-Mammaliano è costantemente assistita e influenzata dal Sistema Limbico e dall’R-complex, in quanto i tre tipi di cervello non sono in alcun senso separati e non agiscono come entità autonome, anche se sono capaci di funzionare in qualche modo indipendentemente. L’interazione fra la componente vascolare, quella ormonale e quella nervosa è un elemento importante per comprendere come, a livello cerebrale, si possano modificare le relazioni fra i tre tipi di cervello.

In situazioni in cui percepiamo una “minaccia alla nostra sopravvivenza”, sia che ciò avvenga coscientemente o in assenza di consapevolezza, l’attivazione della componente “animale” che è in noi, porta a favorire lo shifting (spostamento) del sangue da distretti non immediatamente coinvolti nel processo di risposta allo stress, cioè dalle aree neommaliane, a quelle paleomammaliane o, addirittura, archeoencefaliche, innescando reazioni “primitive” cioè automatiche, “intuitive” e rapide, risposte che spesso classifichiamo come “istintive”.

Cervello Trino

In questo modo una parte del sangue viene dirottato dalla corteccia (Neo-Encefalo) a parti maggiormente “caudali” e “arcaiche”, coinvolte nella attivazione delle risposte di rabbia-paura-violenza con la conseguente “anestetizzazione” della parte che favorisce emozioni coinvolgenti quali amore-piacere: in questo modo il sistema nervoso si mantiene vigile ed in allarme, pronto a reagire agli eventuali pericoli mentre il predominio di emozioni gratificanti o rilassanti, all’opposto, indurrebbe l’organismo ad uscire dallo stato di difesa.

Questo spostamento della distribuzione sanguigna induce un passaggio alla reazione difensiva, dominata da risposte istintuali e legate a stereotipi (in cui ci rifugiamo per proteggerci), a scapito della capacità di pensare razionalmente, di contestualizzare i problemi ed esperire vie alternative o cogliere nuove opportunità: in estrema sintesi siamo “incapacitati” a rimanere nel presente, nel qui e ora, a vantaggio dei comportamenti appresi.

Come abbiamo già accennato il Sistema Limbico (ed in particolare il Complesso Ipotalamico) interviene in tutte le risposte istintive quali fame, sete, gioia, punizione, sesso, sopravvivenza ed altre ancora, ma controlla anche i Sistemi Parasimpatico ed Ortosimpatico, che a loro volta controllano il sistema cardiocircolatorio: la modificazione dei flussi circolatori dipende prevalentemente dalla attivazione dell’Ortosimpatico con la conseguente inibizione del Parasimpatico.

In situazioni che richiedono una pronta risposta finalizzata alla sopravvivenze o all’evitare pericoli o dolore, la corteccia cerebrale, pur potendo intervenire con un messaggio di controllo sull’Ipotalamo, “delega” il controllo a quest’ultimo; la conseguenza che ne deriva è che l’individuo è indotto ad agire secondo modelli acquisiti e consolidati, cioè a schemi che si sono rivelati vincenti per la sopravvivenza nelle precedenti esperienze.

Il Sistema Nervoso, in pratica, in questi contesti, dedica la maggior parte del tempo ad elaborare strategie difensive in risposta a ipotetici “aggressori”, reali o presunti, basandosi sull’esperienze che nel passato gli hanno permesso di “salvarsi” dagli eventi negativi che la vita ha “gettato sul suo cammino”; come conseguenza, rimanendo imprigionati in meccanismi di sopraffazione da parte dello stress, l’individuo agisce sotto il dominio “paleomammaliano” o, addirittura, “rettiliano” ritrovandosi condizionato a vivere in uno stato continuo di “sopravvivenza” con reazioni del tipo lotta-fuga-inazione.

francesco gandolfi


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