Emicrania ~ Fase del Dolore (cefalgica)

ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2016 alle 23:26

Tipicamente descritto come pulsante ed intenso, la manifestazione algica, in più del 40% dei casi, può coinvolgere l’intera testa o essere bilaterale, anche se emicrania significa letteralmente “dolore su un lato della testa”: spesso associato a dolori al collo o nella zona nucale, come accade nella cefalea muscolo-tensiva. Il dolore vero e proprio insorge, in genere, in modo graduale con manifestazioni algiche che aumentano progressivamente fino a raggiungere una intensità da moderata a severa.

Il dolore bilaterale è particolarmente frequente in coloro che presentano emicrania senza aura. Meno comunemente il dolore può verificarsi soprattutto nella parte posteriore o superiore della testa ed è  quasi sempre aggravato dall’attività fisica.migraine-617x416

La fase cefalgica solitamente dura dalle 4 alle 72 ore negli adulti, con frequenza degli attacchi che può variare significativamente: alcune persone vanno soggetti ad una serie di eventi sporadici, che tendono a divenire via via più frequenti in assenza di appropriate cure; nelle situazioni più grave si possono verificare molti episodi settimanali: la media può essere considerata prossima ad un episodio al mese.

Il dolore è spesso accompagnato da stanchezza e irritabilità; la sensazione di nausea è molto frequente e può sfociare in manifestazioni di vomito; la sensibilità alla luce (fotofobia), ai suoni o agli odori sono fenomeni frequenti. In genere i sintomi che accompagnano la fase prodromica o quella dell’aura, peggiorano nella fase cefalgica. Quando la sintomatologia è riconducibile ad una irritazione del tronco cerebrale o con manifestazioni neurologiche corporee bilaterali, si parla di “emicrania basilare“: gli effetti dell’irritazione delle strutture nervose presenti a questo livello genera manifestazioni piuttosto eterogenee, di grande impatto sulla qualità del malessere, poiché sono coinvolti funzioni viscerali (per il coinvolgimento dei Nervi Parasimpatici, ed in particolare del Nervo Vago), il respiro, la termoregolazione, la circolazione sanguigna.

Gli effetti più comuni della fase cefalgica includono sensazione di testa vuota e stati confusionali; l’interessamento vagale provoca manifestazioni di nausea in quasi il 90% delle persone, mentre solo un terzo delle persone con emicrania arriva al vomito.

L’irritazione sensoriale e neurologica che accompagna il dolore e l’aggravamento dei sintomi presenti nelle fasi precedenti, spingono le persone affette da una crisi emicranica a cercare di ridurre la sovraesposizione sensoriale rifugiandosi in una stanza buia e tranquilla, in modo da evitare stimoli visivi, uditivi o olfattivi vista la presenza di  fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità al suono) e osmofobia (sensibilità agli odori). 

Altri sintomi possono verificarsi anche durante un attacco di emicrania, quali:

  • Atteggiamento stuporoso e/o difficoltà di concentrazione.
  • Visione offuscata.
  • Dolorabilità del cuoio capelluto e/o rigidità del collo.
  • Naso chiuso e difficoltà respiratorie.
  • Sudorazione; brividi e pallore.
  • Dolore addominale (che può associarsi a diarrea).
  • Poliuria e pollachiuria.
  • Gonfiore.

Essendo il dolore in questa fase decisamente invalidante, difficilmente è possibile intervenire manualmente con tecniche di allentamento o correzioni specifiche: qualunque stimolo può incrementare il dolore, iperstimolando il Sistema Nervoso già eccessivamente sollecitato. Solamente una grande sensibilità terapeutica ed una significativa esperienza garantiscono la competenza per poter trattare le persone in questa fase, utilizzando tecniche non invasive di allentamento, quali il “Reset Temporo-Vascolare”, la “Normalizzazione del Sistema Cranio-Sacrale” o il “Ciclo dei Riflessi Neuro-Vascolari”.

Molti dei sintomi di accompagnamento possono essere trattati con successo, utilizzando tecniche specifiche mirate a decomprimere la zona sub-occipitale ed intervenendo sulle restrizioni che agiscono su vasi, nervi e gangli nervosi presenti in questa area: è comunque sconsigliabile trattare questi blocchi, durante la fase acuta. Poiché in genere la sintomatologia deriva dalla esacerbazione di sintomi che derivano da blocchi sub-liminali o latenti, trattamenti mirati preventivi o non nella fase acuta, non solo riducono l’intensità del dolore e rarefanno le crisi, ma possono impedire il manifestarsi di questi sintomi fortemente invalidanti.

francesco gandolfi

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