Emicrania

ultimo aggiornamento: 29 marzo 2017 alle 20:39


viso divisoPer “emicrania” si intende un disturbo che oltre al dolore generalmente molto forte, è spesso associato a sintomi derivanti da un’iperstimolazione del sistema nervoso autonomo, quali a nausea o vomito, fotofobia (aumento della sensibilità alla luce) e disturbi visivi, fonofobia (aumento della sensibilità al suono); la sofferenza solitamente è aggravata dell’attività fisica.

La parola deriva dal greco ἡμικρανία (hemikranìa), “dolore su un lato della testa”, da ἡμι- (hemi-), “metà”, e κρανίον (kranìon), “teschio”. In genere il mal di testa è monolaterale (colpisce cioè solo una metà della testa) e a natura pulsante, con una durata che può variare da poche ore a più giorni, invalidando pesantemente chi la subisce e limitandone significativamente la qualità di vita. Circa il 15% della popolazione mondiale soffre, a un certo punto della sua vita, di emicrania; è  un disturbo a carattere frequentemente familiare con una prevalenza nelle donne in età fertile. A volta si abusa di questo termine per indicare in genere forti mal di testa.

Unilateralità della manifestazione; dolore pulsante, intenso ed ingravescente, tale da impedire le normali attività quotidiane; aggravamento derivante dal movimento (la cefalea tensiva ne trae beneficio) sono sintomi di elezione per far sospettare la presenza di emicrania.

In genere è una manifestazione molto invalidante caratterizzata da una serie di sintomi, definiti “aura“, che avvisano il soggetto colpito del suo arrivo. Indicativamente poco meno di un terzo delle persone con emicrania sperimenta l’aura: un disturbo transitorio visivo, sensoriale, motorio o del linguaggio che precede di poco il verificarsi di un episodio di mal di testa; saltuariamente, in alcuni soggetti, può verificarsi un’aura senza che venga seguita dall’attacco di dolore, ma se si verifica essa prende il nome di “emicrania silente”. 

Si possono identificare quattro possibili fasi, anche se non necessariamente vengono sempre sperimentate:

  • la fase prodromica: si verifica da poche ore ad alcuni giorni prima del dolore.
  • la fase dell’aura: si manifesta in genere immediatamente prima del mal di testa.
  • la fase cefalgica (o del dolore propriamente detto).
  • la fase postdromica: caratterizzata dalle sequele di sintomi che perdurano dopo la manifestazione dolorosa

possibili cause

Può derivare da cause strutturali simili a quelli della cefalea muscolo-tensiva o da varie tipologie di stress, in quanto la contrattura della muscolatura del collo o la tensione nervosa associata allo stress provocano una iperstimolazione simpatica con conseguente alterazione circolatoria.

Le fluttuazioni dei livelli ormonali possono svolgere un ruolo: l’emicrania colpisce più frequentemente i ragazzi piuttosto che le ragazze, prima della pubertà, ma negli adulti le donne con emicrania sono più frequenti, da due a tre volte di più, rispetto agli uomini.

Può essere l’espressione di una forma sinusitica o allergica, dipendere da fenomeni malocclusivi, ma molto spesso è  generato da una serie di concause che tendono a rafforzarsi vicendevolmente, innescando frequentemente alterazioni del sistema neuro-vascolare ed attivando reazioni a livello del nervo trigemino.

Lo stress, pur non essendo l’unica causa o la principale, assume un’importanza determinante nella genesi delle emicranie. Quando la tensione emotiva che accumuliamo ogni giorno raggiunge livelli di guardia, il nostro inconscio ci pone in un atteggiamento di difesa nei confronti di ogni stimolo che percepiamo: i rumori possono apparirci spropositatamente fastidiosi, la luce ci disturba; il contatto fisico, anche con i nostri stessi abiti, ci arreca un senso di disagio. Ogni sensazione può risultare sgradevole. Siamo in quella fase di allerta che automaticamente innesta le reazioni fisiologiche dello stress: sentiamo minacciato il nostro controllo sugli avvenimenti, cerchiamo di lottare e creiamo le condizioni perché accada qualcosa per cercare di riacquistare il controllo.

Chi ha sofferto di emicrania può probabilmente notare come alcuni dei sintomi dello stress siano molto vicini a quelli dell’emicrania stessa.

Nell’immagine sottostante , tratta da Frank H. Netter, MD ~ Atlante di Anatomia Umana, possiamo vedere una rappresentazione della innervazione del sistema autonomo a livello della testa.

sistema autonomo craniale

La compressione delle radici nervose o delle componenti gangliari del sistema nervoso autonomo è spesso uno dei fattori scatenanti dei fenomeni emicranici, associati a fenomeni vasomotori: in particolar modo la compressione del ganglio cervicale superiore, associata ad alterazioni della trasmissione nervosa del nervo vago, sono fra le principali cause di fenomeni assimilabili ad un classico attacco di emicrania comitata. Queste manifestazioni si manifestano tipicamente nelle situazioni di stress.

La maggior richiesta che facciamo a noi stessi di forza e resistenza induce un aumento del battito cardiaco con conseguente aumento della pressione arteriosa; il sangue viene deviato dagli intestini e dallo stomaco verso i muscoli. Come conseguenza di questa modificazione della circolazione sanguigna si cominciano a verificare alterazioni digestive; la muscolatura del collo e della bocca, a livello energetico, sono connesse con lo stomaco: una alterata funzionalità fisiologica si ripercuote sul collo innestando un circolo vizioso. I disturbi dello stomaco provocano una alterata contrazione muscolare del collo che a sua volta provoca una sindrome compressiva sui nervi che si trovano alla base del cranio fra cui il nervo vago (azione regolatrice della digestione e sugli intestini) e sui nervi diaframmatici (cattiva respirazione e senso di compressione a livello del plesso solare).

Spesso pensiamo e ripensiamo a come affrontare la situazione , ma non riusciamo ad intraprendere una azione risolutiva: è come se il nostro stomaco cercasse di digerire qualcosa senza riuscirci e la testa volesse rientrare nel capo per sentirsi più protetta.

Sentiamo sfuggirci il controllo sulla situazione. Il corpo si prepara ad una risposta a lungo termine aumentando la produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Biochimicamente si osserva un aumento del colesterolo sanguigno ed una perdita di potassio e magnesio dovuta all’iniziale distruzione cellulare che si verifica per reintegrare le riserve energetiche di acidi grassi ad alta energia; aumenta la secrezione gastrica e diminuisce la produzione di ormoni sessuali, con conseguente svogliatezza e talvolta insonnia o tendenze depressive.

Esistono sicuramente molte tecniche in grado di aiutarci a ridurre lo stress, ma kinesiologicamente possiamo identificare quali possono essere ottimali per combinare un’azione fra la identificazione e la conseguente riduzione delle cause di stress ed eventuali altri squilibri presenti.

Una di sicura efficacia, anche se semplice, consiste nel toccare una serie di punti presenti sul cranio identificati dal Dott. Bennet: il tocco delicato di questi punti favorisce una ridistribuzione del sangue all’interno del cranio stesso, riducendo la risposta alterata del sistema nervoso e favorendo il riequilibrio nervoso.

Nella immagine a lato vediamo alcuni Riflessi di Bennet, o punti Neurovascolari: la loro stimolazione avviene attraverso il contatto dei polpastrelli e si può considerare conclusa quando il battito vascolare cutaneo assume un ritmo sincrono e regolare: tale riarmonizzazione indica infatti che a livello dermico si sono allentate gli effetti che l’iperstimolazione ortosimpatica determina sul distretto cutaneo e fasciale, promuovendo l’abbassamento della soglia irritativa del sistema nervoso. In particolare il contatto con il punto posto sulle bozze frontali determina, grazie ad una azione riflessa sulle aree associative, una riduzione delle componenti mentali dello stress, favorendo il raggiungimento di una maggiore tranquillità, anche sul piano emotivo.

francesco gandolfi


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