acufeni:
quando un fischio
rende la vita impossibile

ultimo aggiornamento: 6 aprile 2017 alle 9:39

Tinnit“Mi fischia un orecchio; dimmi un numero!…”

A chi non è mai capitato di avvertire un fischio o un ronzio passeggero nell’orecchio? Spesso, da ragazzi, si immaginava che fosse qualcuno che ci pensava. Ma se quel fischio perdura, può diventare assai fastidioso al punto ai pregiudicare la qualità di vita, condizionando la quotidianità e divenendo un problema fortemente limitante; diviene un acufene.

acufeni: cosa sono?

Ippocrate, nel suo Corpus Hippocraticum  definisce l’acufene come “Sonitus aurium intra se ipsas … “  cioè un  rumore nell’orecchio stesso (anzichè proveniente dall’esterno); Galeno  dedica addirittura un capitolo, intitolato “De sonitum aurium“, nel suo “De Compositione Medicamentorum Secundum Locos“. Ancora prima Aristotele, nel descrivere gli acufeni, già intravedeva possibili e pionieristiche possibilità di terapie tramite mascheramento.

In pratica l’acufene è un rumore fastidioso, talvolta anche intenso, che può essere percepito in uno o in entrambe le orecchie, oppure genericamente all’interno della testa: suoni spesso percepiti come fischi “sottili” (come il fischio di una pentola a pressione), altre volte come ronzii (risacca del mare, ronzio elettrico), in altre occasioni hanno uno suono variabile e diffuso su tutte le frequenze dell’udibile (descritti in molti modi come, ad esempio, cinguettio, cicale, grilli, cigolio, friggitrice), oppure sono di tipo pulsante (cuore) o intermittente. Sono stati definiti, nell’antichità, in vario modo, con dovizia di termini, anche se i più comuni giunti fino a noi sono tinnitus (che a volte viene utilizzato come sinonimo di acufeni), che indica suoni brevi e squillanti, o susurrus, che descrive un sussurro o sibilus (sibilo).

acufeniQualunque sia la modalità con cui si esprime o l’intensità che lo caratterizza, l’acufene è sicuramente significativo per l’effetto che provoca individualmente, cioè per il disturbo arrecato alla persona: un acufene, definito dalle prove audiometriche di lieve intensità, può essere percepito come insopportabile, intollerabile e portare alla totale incapacità di svolgere le normali azioni della vita quotidiana.

Gli acufeni non sono una malattia specifica, anzi spesso non c’è alcun apparente squilibrio nel corpo che possa giustificarne l’insorgere: talvolta possono costituire un sintomo di malattie che spesso non coinvolgono l’orecchio le vie acustiche. Nella maggior parte dei casi, sono un suono “fantasma”, udibile unicamente dalla persona che ne soffre; possono essere associati all’aumentata sensibilità a rumori e suoni anche di debole intensità, cioè all’iperacusia (o fonofobia) o, all’opposto, associarsi ipocusia.

francesco gandolfi

acufeni: come nascono? (pagina 2)
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acufeni: che fare? (pagina 3)

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