nutrizione
digestione
salute

ciò che mangiamo
può essere colpevole dei nostri malesseri?

Siamo ciò che mangiamo. Ormai questa convinzione è entrata a far parte del comune modo di pensare di molte persone, con le solite esagerazioni ed esasperazioni che accompagnano i comportamenti umani.

In realtà, sarebbe forse più appropriato dire che “siamo quello che assorbiamo”: infatti, il cibo, per poter essere utilizzato dal nostro corpo e metterci a disposizione i necessari nutrienti e fattori indispensabili al nostro benessere, deve essere, innanzi tutto, biodisponibile e assorbibile dall’organismo; oltre a questa possibilità, intrinseca agli alimenti che introduciamo nel nostro corpo, il nostro organismo deve essere in grado di “fare proprie” queste sostanze, attraverso il processo digestivo e di assimilazione.

gli stadi della nutrizione

Se volessimo suddividere gli stadi della nutrizione e collocarli in una giusta prospettiva, dovremmo classificarli in:

  • apporto dietetico: non occorre essere esperti di nutrizione per capire che carenze nutrizionali generiche o specifiche possono creare insufficienze e, di conseguenza, malfunzionamenti nel nostro corpo. L’apporto nutrizionale non può essere considerato solo da un punto di vista calorico, o di bilancio fra amidi/grassi/proteine. La qualità di tali nutrienti, la presenza di specifici amminoacidi, siano essi fra gli essenziali o ramificati, l’apporto di enzimi, vitamine, co-fattori o acidi grassi poli-insaturi o essenziali, svolge un ruolo sempre più significativo nel mantenimento del benessere.
  • digestione: molte persone sottovalutano l’impatto che il processo digestivo assolve in un quadro di una corretta alimentazione, pensando che “digerire anche i sassi” o “non avere dolori di stomaco” sia un indicatore di un corretto funzionamento dell’apparato gastro-intestinale. Il problema digestivo è un elemento limitante della nostra alimentazione. La progressiva diminuzione dell’acidità gastrica, dovuta all’età o a situazioni di stress, diventa un fattore predisponente a manifestazioni poliedriche nei sintomi e spesso misconosciute o confuse: intolleranze alimentari, manifestazioni asmatiche, problemi cutanei, stipsi o diarrea sono alcuni fra gli innumerevoli sintomi riconducibili ad un processo digestivo inefficace.
    La stessa patogenicità dell’Helicobacter Pylori, battere commensale saprofita presente comunemente nell’ambiente gastrico, è riconducibile ad una diminuita secrezione acida da parte dello stomaco: questo batterio, infatti, viene erroneamente ritenuto responsabile delle gastriti o delle ulcere gastriche, mentre il suo ruolo patogeno e la sua funzione di regolazione e prevenzione dei tumori gastrici sono ancora materia di studio.
    La mancanza di acido a livello gastrico causa una maggiore incidenza della proliferazione batterica, parassitaria e virale nei tratti a valle dello stomaco stesso, così come è responsabile dell’alterazione del processo di assorbimento dei sali minerali (che non sono catalizzati dall’ambiente gastrico acido).
    Il luogo comune, alimentato anche da una certa pubblicistica medica, sostiene che gastrite ed ulcera siano dovute all’eccessiva secrezione di acido all’interno dello stomaco, mentre l’ipercloridria primaria è un fenomeno piuttosto limitato. Spesso il vero problema è una diminuzione del film mucoso protettivo della parete dello stomaco, dovuto a fenomeni di stress: il risultato finale di tale processo, cioè del fenomeno stress – diminuzione della protezione della parete – dolore – stress – diminuzione dell’acidità gastrica, esacerbato spesso dall’uso indiscriminato di prodotti antiacidi, porta all’inevitabile carenza di sostanze che potrebbero combattere lo stress stesso, ovvero la causa.
    L’uso, poi, di alimenti raffinati induce alterazioni del profilo enzimatico sia a livello gastrico che duodeno-digiunale, compromettendo quel delicato sistema informazionale che è costituito dai neuropeptidi prodotti dall’apparato gastro-intestinale stesso, con ripercussioni non solo sul piano alimentare, ma anche su quello neurologico, immunitario ed emotivo. Queste sostanze, infatti, non svolgono solo un’azione locale, ma studi recenti ne fanno i principali indiziati dei processi di regolazione del senso di fame o sazietà.
  • assorbimento: la presenza contemporanea di co-fattori, sali minerali e sostanze nutritive, l’azione dei sali biliari coadiuvata dagli opportuni secreti enzimatici è un fattore fondamentale per permettere non solo l’assorbimento dei principi attivi dall’alimentazione, ma anche l’assorbimento proporzionato, ovvero la corretta ratio fra i singoli nutrienti.
    Altro fattore determinante è l’integrità della parete digiuno-ileale, fattore determinante per permettere un corretto assorbimento dei fattori nutritivi e prevenire fenomeni infiammatori, un quadro meglio riconosciuto come “Leaky Gut Syndrome” (sindrome dell’intestino permeabile).
    Disbiosi intestinali, l’uso sistematico di antibiotici (spesso a sproposito), farmaci antinfiammatori (che con la loro azione tendono ad alterare le strutture lipidiche delle cellule, modificando la funzionalità di ormoni tessutali quali le prostaglandine), un uso elevato di alcool od altre sostanze irritanti della parete intestinale e, soprattutto, un’alterazione della funzionalità gastrica (anche se in assenza di sintomi riferibili allo stomaco) che determina uno squilibrato processo digestivo, causano l’alterazione ed il danneggiamento della parete di rivestimento dell’intestino tenue, rendendolo appunto permeabile.
  • circolazione: non solo un’alterata circolazione impedisce una corretta distribuzione dei nutrienti, ma anche la mancanza di precursori dei carrier, risulta deleteria per l’impossibilità di veicolare tali principi attivi nei siti di utilizzo, causando, talvolta, pericolosi fenomeni di accumulo.
  • assimilazione cellulare: il trasporto endocellulare dei principi nutritivi è limitato da fenomeni locali, tossici o dalla carenza di sostanze facilitanti, oltre che da un’alterata ratio fra i singoli metaboliti. La supplementazione alimentare di singoli costituenti, non supportata da adeguati co-fattori che ne permettano l’utilizzo si rivela spesso inefficiente. La nutrizione specifica, finalizzata a colmare depauperamenti organici o carenze nutritizie, dovrebbe prendere in considerazione il concetto di nutrizione “core level”, intendendo per tale sigla una nutrizione finalizzata a creare le condizioni ottimali per l’utilizzo cellulare delle sostanze.
  • eliminazione: l’incapacità del corpo, sia a livello generale sia a livello cellulare, di eliminare le scorie tossiche ed i sottoprodotti metabolici diventa essa stessa una tappa limitante del processo nutritivo. La mancanza di sostanze adeguate per svolgere i processi necessari all’eliminazione di tali tossine si rivela, talvolta, la principale causa di intossicazione e degenerazione corporea, in particolar modo oggi, vista l’enorme quantità di sostanze inquinanti e cancerogene cui siamo sottoposti.

che cosa fare?

Le carenze derivanti da un incompleto o limitato apporto dietetico sono troppo eterogenee per essere affrontate in questa sede e le indicazioni presentate sono necessariamente limitate per motivi di estensione, richiedendo ognuna un ampio spazio di approfondimento.

Non possiamo però astenerci dal suggerire alcune indicazioni specifiche per il miglioramento della salute, in quanto esiste la possibilità di poter agire efficacemente sulla digestione degli alimenti e sull’assorbimento.
Il primo passo verso un miglior equilibrio e la salute è sicuramente una riattivazione dei processi digestivi. La digestione inefficace è spesso causata da cattive abitudini alimentari, fast-fooding (intendendo non solo il ricorso a cibi precotti, ma anche il mangiare di corsa), scarsa abitudine a masticare il cibo impedendone una corretta insalivazione e ricorrendo alla pratica di ingoiare. A queste dannose inclinazioni si aggiunge spesso la tendenza all’areofagia, l’uso di medicamenti, una dieta che di sovente risulta squilibrata o paco adatta ai tempi dedicati al mangiare od all’attività cui ci accingiamo nel periodo postprandiale.

La creazione di gas gastrico, con la formazione di eruttazioni, o intestinale per fenomeni fermentativi, dolori gastrici e pirosi (senso di bruciore), reflusso gastrico e rigurgiti acidi sono tutti indicatori di una cattiva digestione.

Molte persone con difficoltà digestive o, per paradosso, fenomeni di acidità gastrica, reflusso esofageo o ernia iatale hanno, in realtà, scarse concentrazioni di acido cloridrico a livello dello stomaco: oltre a limitare l’azione chimico-meccanica digestiva, questa ipocloridria impedisce ai recettori nervosi di facilitare il transito del chimo gastrico verso il duodeno e inibisce la secrezione di enzimi pancreatici, favorendo fenomeni di fermentazione gastrica. La mancata digestione, inoltre, limita l’assorbimento di sostanze che fungono da molecole informazionali per il sistema nervoso, interferendo con il senso di sazietà che deriva dalla digestione degli alimenti e inducendo, pertanto, la necessità di introdurre cibo in quantità maggiori rispetto ai reali bisogni.

Attraverso gli attuali metodi di stoccaggio e distribuzione degli alimenti, o come conseguenza del processo di cottura degli alimenti, molti enzimi sono spesso inattivati, creando fenomeni di alterazione del processo digestivo.

integrazione alimentare:
miglioriamo il processo digestivo

Un apporto di enzimi esogeni risulta importante, soprattutto alla presenza di fenomeni allergici. Per aiutare l’organismo a ricreare un corretto processo digestivo, il ricorso a integratori a base di sostanze stimolanti la naturale produzione di acido da parte dello stomaco e/o di enzimi che facilitino il processo digestivo si rivela spesso un’arma vincente non solo sul miglioramento della sintomatologia locale ma anche sull’intero sistema corporeo.

L’Hypo-D, ad esempio, è un prodotto studiato per migliorare sia la fase gastrica che quella duodenale della digestione; un processo unico è utilizzato per rivestire la compressa di due differenti strati di granulazioni che permettono una formulazione che consente una cessione programmata dei principi attivi: il risultato finale è che la betaina HCl, l’ac. l-glutammico HCl, la pepsina e la papaina contenuti nel prodotto si dissolvono nello stomaco, incrementandone l’attività, mentre la pancreatina, l’amilasi, la pancrealipasi e la bromellina non vengono resi attivi fino al raggiungimento del duodeno, dove sono necessari per incrementare l’azione digestiva.

La betaina cloridrata è un prodotto di origine vegetale che aiuta la scomposizione e la digestione delle proteine, dei grassi e dei carboidrati a livello gastrico, attraverso la stimolazione della naturale produzione dell’acido cloridrico da parte dello stomaco favorendo la riduzione della colonizzazione batterica, parassitaria e virale dello stomaco. Attraverso la sua azione incrementa l’assorbimento dei sali minerali ed altri nutrienti, attivando gli enzimi chimotripsina e tripsina. Anche l’acido glutammico svolge una funzione similare, ma il vettore amminoacidico aiuta nel metabolismo degli zuccheri e dei grassi, svolgendo un’azione di disintossicazione dei tessuti dall’ammoniaca che viene convertita in glutammina, che svolge un’azione riparatrice sulle membrane gastriche, facilitando il processo di guarigione delle ulcere peptiche. La glutammina è necessaria sia come fonte energetica a livello intestinale sia come precursore per i processi riparativi e rigenerativi dei villi intestinali, favorendo i processi assimilativi dei principi attivi.

Pepsina e papaina: sono enzimi proteolitici che incrementano la digestione delle proteine, agendo come anti-infiammatori, e svolgendo azione preventiva nei confronti dell’insorgenza delle allergie, della pirosi (bruciore di stomaco). La presenza di quantità adeguata di enzimi proteolitici è importante per prevenire fenomeni fermentativi e formazione di gas, corresponsabili della dilatazione gastrica. La papaina aiuta la digestione e rende inoffensivo il glutine nei malati di Morbo Celiaco.

Pancreatina, amilasi e pancrelipasi sono una miscela di enzimi pancreatici che agiscono a livello duodenale garantendo la digestione di proteine, carboidrati e grassi. La bromellina è un’enzima proteolitico, parzialmente assorbito dal corpo, che oltre all’azione digestiva svolge un’azione anti-infiammatoria.

Un prodotto analogo, ma utilizzabile quando è presente una sufficiente o eccessiva secrezione di acido a livello gastrico è l’Hyper-D, caratterizzato dalle stesse peculiarità enzimatiche, ma senza la stimolazione della fase acida. Se l’obiettivo del trattamento enzimatico è, viceversa, orientato ad incrementare l’azione delle secrezioni pancreatiche a livello dell’intestino tenue, è possibile utilizzare l’Enzyme Forte, un prodotto ad elevata concentrazione di pancreatina formulato in una compressa gastro-resistente che permette l’azione mirata degli enzimi nel sito d’azione, agendo anche come anti-infiammatorio.

Poiché il cibo, prima di essere aggredito dagli acidi ed enzimi gastrici, può rimanere anche più di un’ora nella porzione superiore dello stomaco, l’uso di enzimi con un range di azione scarsamente influenzato dal pH (come quelli vegetali) possono facilitare il processo digestivo, accelerando la possibilità di utilizzare prontamente i nutrienti.

Total Enzymes è un prodotto costituito da una miscela di enzimi di origine vegetale, caratterizzati dalla peculiarità di agire in qualsiasi ambito di pH. Total Enzymes contiene non solo proteasi, amilasi e lipasi, ma anche cellulasi (un insieme di enzimi che idrolizzano i legami presenti nella cellulosa), disaccaridasi, invertasi, e lattasi: l’intolleranza verso i disaccaridi, fenomeno sempre più frequente, si manifesta quando un’insufficiente attività enzimatica provoca fenomeni di malassorbimento intestinale.

La deficienza di lattasi è un fenomeno molto diffuso, creando intolleranza al lattosio. La presenza di invertasi favorisce l’assimilazione e l’utilizzazione del glucosio, migliorando il metabolismo gastro-duodenale, riducendo lo stress cellulare e favorisce un precoce senso di sazietà.

cattiva digestione:
danno alle pareti intestinali

Quando si rende necessario abbinare all’azione digestiva degli enzimi un’incisiva attività antinfiammatoria e favorire la rimozione delle mucosità presenti nel tratto gastro-intestinale, favorendo pertanto un corretto assorbimento dei nutrienti, il prodotto di elezione può essere considerato il CLN-ZYM. La sinergia ottenuta dagli enzimi come pepsina e bromellina con gli estratti di abelmosco, aloe vera (svolge un’azione cicatrizzante ed antinfiammatoria), cavolo cappuccio (le crucifere contengono sostanze antiossidanti, cicatrizzanti ed emollienti) e olmo (azione lenitiva e protettiva sulle mucose intestinali), mentre la liquirizia deglicirrizinata (DGL) aumenta l’integrità del film mucoso che riveste le pareti gastro-duodenali, favorendo la riparazione di eventuali tessuti ulcerosi.

Un’azione simile è svolta dal Total Upper GI, dal contenuto simile, ma che si differenzia per la presenza di N-acetil glucosammina (NAG), cui sono state riconosciute caratteristiche protettive sull’epitelio intestinale, ed acido folico, la cui azione essenziale per la rigenerazione cellulare nei tessuti ad alta replicazione è ben nota.

Tale bilanciamento fra la fase digestiva e l’equilibrio delle ghiandole intestinali è sicuramente un elemento fondamentale per l’equilibrio del tratto ileale dell’intestino; gli squilibri possono indurre quella che viene ormai comunemente definita la “Leaky Gut Sindrome” o Sindrome dell’intestino Permeabile.

leaky gut syndrome:
infiammazione delle pareti intestinali

Non bisogna dimenticare che la parete dell’intestino tenue, oltre alle ovvie funzioni di assorbimento e trasporto dei nutrienti contenuti nel chilo (il prodotto della digestione degli alimenti), svolge un’azione di barriera e protezione nei confronti delle sostanze “esterne” all’organismo e nei confronti dei batteri normalmente presenti nel lume intestinale. Quando l’integrità e la continuità di tale barriera viene alterata, si riscontra un problema di permeabilità che permette a molecole, a batteri o a tossine di penetrare all’interno dell’organismo.

Tale quadro ormai viene associato a manifestazioni che spaziano dalle intolleranze alimentari all’asma, dalle forme autoimmuni (includendo fra queste le manifestazioni di artrite reumatoide) a disturbi dell’intestino (quali Rettocolite Ulcerosa e Morbo di Chron), passando attraverso manifestazioni di stanchezza cronica, fibromialgia, febbricole aspecifiche ed innumerevoli altri sintomi.

La barriera intestinale non svolge semplicemente un’azione passiva di filtraggio degli alimenti, ma sviluppa un’azione di barriera delimitando il contenuto intestinale con le sue sostanze potenzialmente patogene dal “self” corporeo, svolgendo un’azione di filtro attivo sull’assorbimento delle sostanze.

Quando l’integrità di barriera viene a meno, l’intestino diventa permeabile ad innumerevoli sostanze potenzialmente tossiche, favorendo fenomeni di superinfezione batterica, infestazioni parassitarie o virali, assorbimento di tossine, pesticidi, metalli pesanti o altre sostanze dannose per l’organismo. L’uso abituale di Aspirina, Ibuprofene o altri FANS è, ad esempio, uno degli innumerevoli fenomeni che possono condurre all’insorgenza di tale stato, anche se sono innumerevoli le sostanze ritenute responsabili dell’insorgenza di tale sindrome. Mentre la mucosa che riveste un intestino sano è in grado di filtrare proteine non digerite controllando, attraverso le vie transcellulari, le sostanze che penetrano l’organismo, un processo infiammatorio autoriproducentesi della parete intestinale, causato da sostanze irritanti, provoca un’apertura degli stretti legami esistenti fra le cellule (desmosomi) creando la possibilità di un transito paracellulare incontrollabile di sostanze indesiderate o di microrganismi.

La penetrazione di tali noxae (ovvero sostanze irritanti) attiva meccanismi difensivi da parte del sistema immunitario, innescando in particolare la reazione di una sua componente: i globuli bianchi polimorfonucleati. Non stiamo parlando, come spesso erroneamente si suole sostenere, di allergia: il meccanismo dell’allergia è basato su una specifica capacità del corpo di identificare l’esotossina e di creare un anticorpo specifico nei loro confronti; stiamo parlando di un fenomeno che, pur essendo la porta di un’eventuale allergia, è basato sullo sviluppo di un’infiammazione cronica.
La somma di endotossine e di esotossine produce uno stato di alterazione del sistema che non è più in grado di detossificarsi ed espellere tali sostanze, provocando un intasamento dei sistemi tampone dell’organismo ed un sovraccarico che deve essere smaltito anche attraverso la pelle: la mimicità di tali tossine di origine alimentari con sostanze presenti nell’aria che respiriamo (ad esempio i pollini), associata all’iperattivazione del sistema immunitario genera risposte di tipo allergico, innescando reazioni sistemiche molto gravi, quali l’allergia respiratoria. L’errore che spesso viene effettuato è di considerare esclusivamente l’aspetto allergico e non quello infiammatorio.

Alla presenza di tale squilibrio l’azione combinata di sostanze quali glutamina, NAG, DGL, estratti di olmo, di topinambur e di uncaria tormentosa favorisce la riparazione delle membrane, mentre la presenza di estratti di palma sago, ginko biloba, zinco e acido lipoico proteggono i tessuti dai danni perossidativi e favoriscono i processi rigenerativi degli epiteli. La presenza di Lactobacillus Bifidus favorisce la ricolonizzazione dell’intestino da parte dei batteri saprofiti, contrastando le superinfezioni da batteri patogeni, lieviti o candida. Total Leaky Gut è un prodotto studiato per favorire la rigenerazione dell’integrità di barriera dell’intestino.

microavvelenamento alimentare:
la disintossicazione

Il terzo passo per un miglioramento dei benessere è intervenire sulle endo ed esotossine presenti nel corpo, favorendo un processo di detossificazione quotidiana o intervenendo in maniera massiccia, qualora se ne presenti la necessità.

L’accumulo di tossine è incrementale e dipende dall’integrità delle naturali vie di disintossicazione del nostro corpo, vie che tendono a perdere efficacia con l’invecchiamento, lo stress e il surmenage.

Le fonti di tossine nel nostro corpo sono molteplici e, talvolta, inconsuete. Basti pensare, per esempio, che l’Accademia Nazionale delle Scienze stima che un Americano medio ingerisce attraverso l’alimentazione, circa 40 mg di DDT, anche se questa sostanza è stata da lungo tempo bandita dagli USA: la produzione distribuita degli alimenti, conseguente alla globalizzazione, ci impedisce spesso di avere un reale controllo sulle sostanze che ingeriamo. Anche la scelta dei cosiddetti “cibi biologici” si rivela una falsa soluzione, conferendo un eccessivo senso di sicurezza nei consumatori, in quanto gli inquinanti contaminano gli alimenti continuamente. Alle fonti alimentari si aggiungono poi gli inquinanti atmosferici o quelli dell’acqua, tanto per citare le fonti più evidenti.

Risulta, pertanto, di grande importanza innescare processi di disintossicazione sicuri e adeguati, per evitare di creare sovraccarichi di tossine nell’organismo. Occorre fornire al corpo non solo le sostanze che permettono la rimozione dai tessuti di tali veleni, ma fornire i veicolanti e i depuranti preposti al trasporto ed all’eliminazione delle sostanze tossiche, al fine di evitare che si ridepositino nell’organismo stesso (come avviene, ad esempio, durante il digiuno). Risulta determinante, inoltre, fornire i precursori e le sostanze necessarie affinché tutte le vie organiche di detossificazione siano attivate contestualmente. Ovviamente, durante il processo di detossificazione risulta ugualmente importante ridurre il carico di tossine esogene per permettere al corpo di sfruttare appieno le proprie capacità di eliminazione dei residui tossici.

Ogni tecnica in grado di aumentare i fenomeni di vasodilatazione periferica e di abbassare lo stress è uno strumento importantissimo come coadiuvante dei processi di normalizzazione e depurazione dell’organismo: troppo spesso si pensa che sia sufficiente digiunare o assumere compresse, dimenticando che il primo passo verso il benessere deve necessariamente prendere in considerazione uno stile di vita adeguato a quanto ci proponiamo.

Non si può, infatti, digiunare e, contemporaneamente, essere sotto stress durante una riunione di lavoro: il cortisolo prodotto dall’organismo durante lo stress provocherebbe un’auto-intossicazione, per le tossine che si mobilizzano nell’organismo. Le tecniche kinesiopatiche si rivelano vincenti nel ridurre l’influenza dello stress sull’organismo: la stimolazione dei riflessi neurovascolari (riflessi di Bennet) o specifiche tecniche di cranio-sacral repatterning possono essere elementi fondamentali per un riequilibrio.

Allo stesso modo, l’identificazione di sostanze verso cui siamo intolleranti, attraverso il test nutrizionale, coadiuva l’azione svolta dai precursori nutrizionali che possiamo introdurre attraverso l’integrazione alimentare.
Il Total Sistemic D-Tox, ad esempio, è un prodotto formulato specificamente per intervenire nel processo di riattivazione delle vie metaboliche preposte all’eliminazione delle tossine, favorendone l’eliminazione tramite il fegato, i polmoni, l’intestino, i reni, la pelle, il sistema linfatico e il sangue. Spesso si può rivelare utile il ricorso al Total-Liver D-Tox come integratore del metabolismo e delle vie di detossificazione epatiche o al Total Mitochondria, per ottimizzare i processi energetici a livello cellulare.

i mitocondri: energia e disintossicazione

I mitocondri sono le “centrali energetiche” della cellula; producono l’energia necessaria per molte funzioni cellulari, attraverso enzimi specifici, attraverso la creazione molecole di adenosintrifosfato (ATP), nelle quali l’energia si conserva concentrata e pronta all’uso.
I mitocondri sono organuli generalmente a bastoncello, ma possono avere anche forma granulare o filamentosa. Questi organuli sono numerosi all’interno di una cellula, ma la loro quantità può variare molto a seconda dei tessuti presi in esame: per esempio, sono estremamente numerosi nelle cellule, come quelle renali o muscolari, in cui vi è un continuo e grande consumo di energia.

Il compito dei mitocondri è quello di completare la demolizione delle molecole ingerite come fonte di energia. Infatti, gli zuccheri, nel citoplasma, vengono demoliti con reazioni che non utilizzano ossigeno, per cui la digestione è parziale e la resa in energia bassa. Nei mitocondri il metabolismo degli zuccheri (ma anche quello dei lipidi) si completa con la loro ossidazione (ciclo di Krebs). I prodotti di questa reazione vengono utilizzati dalla catena di trasporto degli elettroni per produrre molecole ad alta energia (ATP).

L’energia prodotta è fondamentale per sostenere le cellule nei processi di purificazione, rendendo il buon funzionamento di questi organuli una componente importantissima per l’organismo; la loro azione, però, non si esaurisce con la produzione di energia, in quanto la presenza di sostanze specifiche e reazioni enzimatiche sono in grado, ad esempio, di neutralizzare i superossidi e gli elettroni singoletti (radicali liberi), di metabolizzare tossine, grazie al sistema dei citocromi, all’ubichinone, al coenzima Q10 ed ad altre sostanze presenti in elevata concentrazione nel mitocondrio stesso.

i radicali liberi

Nei processi d’ossidazione per generare energia vitale, si formano molecole altamente reattive ed instabili che si legano molto facilmente e rapidamente ad altre sostanze, dando origine a reazioni indesiderate e spesso lesive per le cellule. Quando l’ossigeno si combina con l’idrogeno, forma un composto stabile, ma in altri processi di combinazione rimane spesso una molecola con un elettrone spaiato, che tende a combinarsi con altri metaboliti: questa molecola con un elettrone spaiato, è chiamato radicale libero ed innesca una serie di reazioni a catena, che tende a produrre altri radicali liberi o superossidi, altamente reattivi.

Denham Harman ha avanzato per primo nel 1956 la teoria dei radicali liberi, secondo la quale con il passare degli anni si accumulerebbero e svolgerebbero una potente azione ossidante, dannosa per quasi tutti i costituenti dell’organismo. Sono molecole (gruppi di atomi legati tra loro) instabili, cioè molecole cui “manca qualcosa”, pronte a reagire con altre molecole, in quanto hanno un elettrone disponibile (“spaiato”).

Gli agenti ossidativi chiamati ROTS (Reactive Oxygen Toxic Species), comunemente definiti radicali liberi, possono interagire con i componenti cellulari, producendo danni ai tessuti organici. Nell’organismo umano i radicali liberi reagiscono con qualsiasi struttura molecolare che incontrano. I radicali liberi si formano all’interno delle nostre cellule (nei mitocondri), dove l’ossigeno è utilizzato per produrre energia. Non tutto l’ossigeno viene consumato ma in parte va a formare queste molecole che contengono uno o più atomi d’ossigeno.

Questa forma di lesione ossidativa è stata relazionata ad almeno 60 malattie degenerative, fra cui arteriosclerosi, infarto, trombosi, ma anche artriti ed insenilimento cellulare. Una loro caratteristica tipica è quella di generarsi laddove esiste una ridotta perfusione vascolare o fenomeni infiammatori. Anche se la loro eziologia ed i meccanismi con cui agiscono non sono ancora conosciuti, sotto certi punti di vista, questi pericolosi killers sono già piuttosto esaminati, visti gli effetti che vengono ascritti alla loro presenza: in genere sono molecole o frammenti di molecole dotati di grande reattività chimica a causa della presenza di almeno un elettrone libero (cioè non impegnato da legami), che si possono formare anche per perossidazione di quei lipidi fisiologici presenti nel rivestimento cellulare (lipoperossidi) o nelle normali reazioni metaboliche.

Le sorgenti di radicali liberi includono la respirazione cellulare, gli inquinanti chimici derivati dal cibo, dall’acqua e dall’aria, quelli derivati dal consumo di sostanze alcoliche, quelli derivati dall’esposizione ai raggi solari, alle radiazioni ionizzanti, ai raggi-X, ma anche quelli che si formano per l’interazione con metalli pesanti come il mercurio, il cadmio, il piombo o che sono generati dal fumo di sigaretta, ma anche antibiotici o alcuni farmaci, oltre che dal normale processo d’invecchiamento.

La ridotta esposizione alle potenziali sorgenti e l’aumento dell’apporto nutrizionale di alimenti ad azione protettiva (quali gli antiossidanti e i cosiddetti fito-ormoni) possono ridurre significativamente il rischio ossidativi connesso alla presenza dei radicali liberi, attraverso l’attivazione di meccanismi di protezione della cellula, neutralizzando i danni perossidativi ed incrementando l’aumento della capacità difensiva del sistema immunitario.

Le cellule sono in grado di difendersi dall’attacco dei radicali liberi con l’aiuto di sostanze antiossidanti, quali l’enzima superossido-dismutasi, capaci di neutralizzare l’azione dei radicali d’ossigeno e di riparare i danni molecolari. Molte vitamine, sali minerali, co-fattori nutrizionali o sostanze fito-chimiche, sia individualmente, sia in combinazione, possono ridurre l’effetto dei radicali liberi ed incrementare la funzionalità del sistema immunitario e promuovere un miglior livello di salute e benessere: molte sostanze fitochimiche non sono state ancora classificate fra i nutrienti essenziali per la vita, ma sono stati identificate come elementi in grado di svolgere un ruolo preventivo importante nei meccanismi di prevenzione delle malattie.

Tali principi sono stati correlati, ad esempio, con la profilassi od il trattamento di almeno quattro fra le principali cause di morte negli Stati Uniti: malattie cardio-vascolari, ipertensione, diabete e cancro.

gli antiossidanti e i radicali liberi

L’importanza degli antiossidanti per combattere i radicali liberi è ormai universalmente riconosciuta ed è importante sottolineare che i diversi tipi di antiossidanti, idrosolubili o liposolubili, svolgono un’azione sinergica in diversi distretti cellulari: le sostanze idrosolubili lavorano a livello del citoplasma e vengono poi escrete, mentre quelle liposolubili si situano nei lipidi della membrana cellulare fornendo uno schermo protettivo nei confronti dei radicali.

Un esempio in tal senso è il Total Multimune: fra i vari principi attivi che lo compongono, troviamo l’inositolo esafosfato, l’acido ellagico proveniente dal Melograno, il licopene, colostro, astralago, maitake, estratti di tè verde. Singolarmente, ognuno dei componenti del prodotto è in grado di incrementare l’attività immunitaria, ma, normalmente sono necessari dosaggi elevati per poter ottenere un significativo effetto farmacologico.

La contestuale presenza, ad esempio, di Vitamina C e Vitamina E permette non solo un’amplificazione dell’effetto antiossidante espletato da quest’ultima, ma favorisce l’attivazione di vie metaboliche che richiedono la presenza di entrambe le vitamine; il magnesio, presente nella formulazione, permette l’attività delle singole funzioni enzimatiche in cui è coinvolto assieme alle due Vitamine, garantendo una migliore performance del sistema immunitario e riducendo il rischio derivante dalla formazione di metaboliti intermedi, potenzialmente tossica.

Infatti integratori alimentari come il Total Multimune, svolgono un’azione equilibrante sul sistema immunitario grazie alla sua miscela multi-vitaminica specifica. Le sostanze fitochimiche contenute nel Total Multimune coadiuvano l’azione delle vitamine, migliorando, nella loro sinergia la funzionalità del sistema immunitario.

integrazione nutrizionale per l’intestino

L’ultimo passo necessario in un trattamento mirato al riequilibrio corporeo è la ricreazione o il bilanciamento della flora batterica saprofita a livello intestinale. Molti fattori, infatti, intervengono a mutarne la qualità e a ridurre, di conseguenza, l’aiuto che questi microrganismi simbionti offrono al nostro organismo. La produzione di vitamine, la scissione di sostanze che il nostro corpo non è in grado di digerire e tante altre funzioni sono svolte continuamente dalla flora batterica intestinale.

L’azione protettiva svolta dai microrganismi intestinali si esplica anche attraverso la prevenzione di superinfezioni da batteri patogeni, parassiti o virus o dall’azione antagonista che svolgono verso alcuni batteri simbionti in grado di produrre tossine che influenzano il nostro sistema immunitario quali Stafilococchi, Streptococchi, Proteus, Enterococchi, Pseudomonas.

Evitare di ricorrere a cure antibiotiche quando non sono assolutamente necessarie, utilizzare grandi quantità di frutta e verdura nell’alimentazione, l’abitudine al moto ed all’attività fisica, proporzionata all’età ed al grado di preparazione che possediamo è sicuramente un primo passo per migliorare l’equilibrio del nostro intestino e, di conseguenza del nostro sistema immunitario.

Talvolta, però, può rendersi necessaria un’azione più mirata ottenibile grazie alla competenza dell’operatore, ed all’uso di tecniche quale il test per l’identificazione del profilo nutrizionale specifico, per calibrare la giusta integrazione alimentare sul problema specifico della persona; Total Para (studiato per antagonizzare i parassiti intestinali), Total Virx (una combinazione di nutrienti attivi nel ridurre la proliferazione virale), Total Yst Redux o Expore (per il trattamento delle proliferazioni fungine o di lieviti) sono alcuni fra i prodotti che possono essere utilizzati singolarmente o di concerto per favorire un maggior equilibrio del tratto gastro-intestinale e migliorare la salute dell’individuo.

Un discorso specifico merita il Total Probiotics, una miscela equilibrata di batteri simbionti volti a normalizzare gli intestini: spesso la semplice assunzione di “fermenti lattici” non è sufficiente a normalizzare la flora batterica intestinale, vuoi per la mancanza di un numero sufficiente di colonie, vuoi per la mancanza di sostanze “favorenti” l’attecchimento dei batteri simbionti. Nel Total Probiotics, la presenza di topinambur, rosa canina, acerola oltre a minerali, enzimi e ceppi batterici specifici garantisce una maggior probabilità di successo e miglioramento del quadro intestinale.

Occorre tener presente che, anche se molte sostanze presenti in natura hanno un’azione protettiva, non sempre l’uso di una singola sostanza, per quanto efficace, è la miglior strategia in un’azione di riattivazione. Spesso la miglior soluzione è quella di abbinare i vari principi attivi in modo tale da minimizzare la quantità di ogni singolo principio attivo (riducendone, quindi anche gli eventuali effetti collaterali indesiderati) e massimizzare l’effetto che si desidera conseguire, amplificando gli aspetti sinergici.